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Wall Street può frenare Milano cerca di bucare il tetto

La Borsa sale, che paura. L’inarrestabile rialzo dei principali listini mondiali sta disorientando gli analisti dei grafici che mettono in guardia da improvvisi cambi di direzione.
Fa eccezione Piazza Affari che potrebbe continuare a dare soddisfazione considerata la distanza che la separa dai massimi storici e la liquidità immessa sul mercato dalle banche centrali. Per il listino milanese il potenziale di rialzo, tra oggi e fine anno, sarebbe intorno al 10% mentre per Wall Street e Francoforte è possibile una pausa di riflessione nell’ordine del 5%. In Italia il vento a favore dovrebbe soffiare soprattutto per i titoli del comparto finanziario con Mediobanca Ubi, Unicredit in testa mentre per gli industriali, ed in particolare la galassia Fiat, potrebbe essere arrivato il momento di uno stop.
Secondo Filippo Ramigni, responsabile investimenti di Classica Sim, «i mercati sono assolutamente compiacenti con il trend. C’è un fortissimo sostegno da parte della liquidità che spinge gli investitori a prendersi rischi nonostante Borse come quelle statunitensi o quella tedesca salgano ininterrottamente da oltre 2 anni. Il problema, come sempre, è capire in anticipo quando sarà l’inversione di rotta».
In questo scenario diventa fondamentale avere dei punti di riferimento per cercare di orientarsi in vista della chiusura dell’anno.
Ipotesi
Una delle ipotesi più accreditate tra gli esperti graficisti interpellati è che nelle prossime settimane si assisterà a un cambio di velocità tra Usa ed Europa. «Indici come l’S&P 500 o il Dow Jones — continua Ramigni — danno segnali di stanchezza mentre il Vecchio Continente è molto promettente soprattutto per quello che riguarda i paesi periferici come l’Italia. Gli investitori si buttano sui nazioni a rischio perché si sentono con le spalle coperte dagli interventi della banca centrale». Tradotto in numeri significa che l’indice S&P 500 rispetto agli attuali massimi storici potrebbe fare un passo indietro in area 1.700-1.710 punti, ma sino a quando si manterrà sopra 1.650 punti l’intonazione resterà positiva. Stesso discorso per il Dax: solo se l’indice dovesse perdere quota sotto 9.000-8.950 punti potremmo assistere a uno storno interessante verso 8.780-8.800 punti.
Filippo La Ganga, analista tecnico di Websim.it, spiega così il suo punto di vista: «Al 7 novembre l’indice italiano Ftse Mib ha accumulato una performance da inizio anno del +17,3%, di cui +11% nel solo mese di ottobre. Guardando invece al tanto venerato indice tedesco Dax le performance sono rispettivamente +19% e +5%. Il più importante S&P500 registra rispettivamente +24% e +4,5%». Da questi numeri — continua La Ganga — si evince come le borse storicamente più performanti abbiano fatto molto bene per quasi tutto l’anno e piano piano continuino a salire. Ma il vero protagonista di quest’autunno e probabilmente anche della fine dell’anno sarà l’Italia, accompagnata dalle altre maggiori borse periferiche.
Per quanto riguarda il nostro indice il primo obbiettivo indicato dagli analisti di Websim.it, in area 19 mila punti è stato abbondantemente raggiunto. La forza del movimento lascia pensare quindi ad ulteriori estensioni, con obbiettivo finale in area 20.000-20.500 punti raggiungibile tra fine anno ed il primo trimestre del successivo.
Idee
Un ragionamento abbastanza allineato a quello di Ramigni: «Se l’Italia tiene area 18 mila punti il primo target al rialzo è a 20.500 punti. Ma ricordiamo che è il comparto bancario a fare il mercato. Tra i titoli che vale la pena monitorare Ubi e Mediobanca. Se tiene il livello di 4 euro l’istituto guidato da Victor Massiah può arrivare sino a 5,40-6,10 euro mentre il primo target per Mediobanca è intorno a 7,50 euro». Ramigni suggerisce di seguire con attenzione anche Enel, che nonostante abbia guadagnato il 40% dai minimi di luglio 2013, superando quota 3,30 euro, darebbe un chiaro segnale di forza per correre ancora di più. La galassia Fiat sembra invece avere invece finito la benzina così come il settore del lusso. «Correranno in sintesi i titoli che sinora hanno corso meno», conclude Ramigni.

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