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Wall Street non vede la ripresa

di Stefania Tamburello

ROMA — Il Tesoro si ripresenta sui mercati domani e giovedì con le aste di Bot e Btp. Una prova importante soprattutto per saggiare la consistenza del ritorno delle tensioni — e del rialzo di rendimenti e spread — sui debiti sovrani della scorsa settimana a seguito dei timori per la tenuta dei conti della Spagna. Per l'Italia poi si tratta si affrontare l'ultimo tratto del primo quadrimestre del 2012, particolarmente impegnativo per i collocamenti a medio e lungo termine, dopo aver superato brillantemente le aste di gennaio-marzo.
Per l'emissione dei Bot, domani, il Tesoro conferma la linea di puntare sul breve termine, che presenta tassi più contenuti, mettendo all'asta titoli di ammontare superiore a quelli in scadenza: 11 miliardi (di cui 8 annuali e 3 trimestrali) contro Bot in scadenza per 8,3 miliardi. Quanto ai Btp saranno offerti giovedì dai 2 ai 3 miliardi di titoli triennali e tra 1 e 2 miliardi di titoli a 5 e 15 anni in riapertura di vecchie emissioni (off-the-run). C'è da vedere a che tassi gli investitori — banche in testa — continueranno ad assicurare il tutto esaurito considerando che, secondo alcuni osservatori, starebbe calando l'effetto di spinta delle mega aste di liquidità a tre anni realizzate dalla Bce a favore del sistema del credito. E considerando anche, appunto, i nuovi timori sui debiti sovrani. A questo proposito il New York Times, ieri, esprimeva preoccupazione per le grandi quantità di titoli di Stato dei rispettivi Paesi acquistati nei mesi scorsi dalle banche spagnole (per 68 miliardi) e da quelle italiane (54 miliardi). Acquisti che peraltro avrebbero prodotto, secondo Bloomberg, plusvalenze del 13%.
Con le Borse europee chiuse per Pasqua, ha spiccato l'andamento negativo di Wall Street che ha chiuso per la prima volta da un mese sotto i 13 mila punti (-1% il Dow Jones) sulla scia dei deludenti dati sull'occupazione Usa di venerdì scorso. Mentre da Tokyo (Nikkei in calo dell'1,47%) è arrivato l'annuncio del licenziamento di 10 mila dipendenti della Sony, il 6% dell'attuale forza lavoro da attuare entro il 2012, nell'ennesimo sforzo (aveva già mandato a casa a fine 2008 16 mila dipendenti) di ristrutturazione e rilancio di un gruppo, un tempo sinonimo di innovazione hi-tech. La mossa, anticipata dai media, sarà comunicata ufficialmente il 12 aprile dal neo numero uno Kazuo Hirai.
 

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