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Wall Street: l’ansia da debito oscura gli utili

di Maria Teresa Cometto

Quest'anno le porte dei grandi magazzini americani si sono aperte più presto del solito per il Black Friday, il venerdì dopo Thanksgiving che è sinonimo di grandi sconti per i clienti e dovrebbe portare in nero, cioè in attivo, il bilancio annuale degli stessi commercianti. I consumatori sono accorsi a frotte, a conferma di una tenuta della loro capacità di spesa ancora forte nonostante la debole ripresa economica.
Ma Wall Street ha chiuso in rosso la peggior settimana di Thanksgiving dal 1942, l'anno in cui l'ultimo giovedì di novembre è stato dichiarato giorno del Ringraziamento e festa nazionale. Il mercato azionario è dominato infatti molto più dai timori sull'incapacità dei leader politici, sia in Europa sia negli Stati Uniti, di affrontare con coraggio i problemi del debito pubblico, che non dalla analisi fondamentale dell'andamento delle società quotate, più profittevoli che mai.
Dicotomia
Questa dicotomia fra la buona salute dei bilanci aziendali e anche familiari e le pessime condizioni dei bilanci pubblici è destinata ad essere il tema principale in Borsa nel prossimo anno. E se vendere le azioni perché presi dal panico non è mai una buona idea, in questo caso è giustificata l'attenzione alla politica e ai fattori macro dell'economia più che a conti delle aziende.
Quando il debito pubblico arriva a pesare oltre il 90% del prodotto interno lordo per anni poi la crescita economica è debole in quel Paese, hanno dimostrato gli economisti Carmen Reinhart e Kenneth S. Rogoff. Questa soglia è già stata superata anche negli Usa, dove il debito federale è al 92,3% del Pil e, se continua a questo ritmo, fra cinque anni sarà al livello dell'Italia. La Supercommissione parlamentare doveva, entro Thanksgiving, trovare una soluzione bipartisan per ridurre di 1.200 miliardi di dollari la spesa pubblica ma non ci è riuscita: i tagli ora saranno automatici e colpiranno tutte le voci della spesa, ma scatteranno dal 2013 e l'anno prossimo è possibile che il Congresso di Washington trovi un compromesso per aggirare la scadenza.
Il 2012 è un anno elettorale, che culmina il 6 novembre con il voto per il presidente — in gioco la riconferma di Barack Obama —, per il rinnovo di tutta la Camera e di un terzo del Senato. Quindi tutti i politici saranno concentrati nello sforzo per mantenere il loro posto. E Wall Street è in allarme per il rischio che i calcoli politici prevalgano sull'interesse della nazione. L'agenzia di rating Moody's ha già avvertito che se il Congresso ridurrà i tagli i suoi analisti abbasseranno il voto ai titoli del Tesoro, che attualmente è il massimo — tripla A — ma con una visione negativa del futuro. La concorrente Standard & Poor's aveva deciso il downgrade a AA+ fin dallo scorso agosto facendo tremare i mercati.
«I mercati non amano l'incertezza e non sono propensi ad essere clementi durante il quarto anno del ciclo della presidenza Usa», spiega James Swanson, capo delle strategie di investimento di MFS. «Il fallimento della Supercommissione mostra che la macchina politica Usa non sta prestando attenzione al messaggio che viene dai problemi di Italia e Spagna e che i politici non ascoltano il mercato — continua Swanson —. Questo si aggiunge al fallimento della Banca centrale europea nell'agire in modo convincente mentre l'Europa sta già scivolando in recessione. E così anche se l'economia e i profitti aziendali in America stanno mostrando una grande forza, i mercati l'ignoreranno».
La forza dei profitti aziendali è confermata dai ultimi bilanci, quelli di luglio-settembre 2011: nel 98% dei casi hanno battuto le aspettative degli analisti finanziari, ed è stato il settimo trimestre consecutivo di sorprese positive. Mentre i consumatori hanno ripreso a spendere (+7,2% in ottobre rispetto a un anno prima) senza indebitarsi di più, fa notare Nicholas Bohnsack, analista di Strategas research partners.

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