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Wall Street in rialzo sul dopo-Berlusconi

di Marco Valsania

Piazza Affari e le borse internazionali hanno guadagnato terreno ieri, sostenute dalla prospettiva di schiarite nella crisi politica italiana. Wall Street, nel pieno degli scambi quando in serata è giunto l'impegno del Primo Ministro Silvio Berlusconi a dimettersi una volta passate le riforme economiche, ha visto lo Standard & Poor's 500, in quel momento anemico, trovare slancio e terminare in rialzo dell'1,17 per cento. Sul mercato valutario l'euro si è rafforzato a 1,3840 dollari dagli 1,3772 di lunedì. L'oro è salito fino a 1.795 dollari l'oncia.

Sarà però la giornata odierna a rivelarsi probabilmente cruciale per verificare se, dall'insieme delle piazze finanziarie globali, arriverà un'iniezione di fiducia all'Italia e all'eurozona. I principali indici azionari del Vecchio continente potranno reagire solo oggi agli ultimi sviluppi: ieri avevano frenato i guadagni in chiusura per le incertezze che ancora incombevano nel pomeriggio sul futuro del premier.

L'indice Ftse Mib a Milano, inizialmente salito di circa il 3% su voci di imminente superamento dell'impasse, al termine della seduta era tornato parzialmente sui suoi passi, con un rialzo dello 0,74 per cento. A mitigare i guadagni era stata l'approvazione ottenuta da Berlusconi in Parlamento del Rendiconto generale dello Stato senza una maggioranza assoluta, che aveva lasciato gli investitori ancora in un limbo. La dinamica di Piazza Affari, a conferma che a tenere banco tra gli investitori è soprattutto l'Italia, si era ripetuta sulle altre grandi piazze europee: a Francoforte il Dax aveva terminato la seduta in rialzo dello 0,55% e a Parigi il Cac 40 dell'1,28%, ridimensionando precedenti guadagni di oltre il due per cento. A Londra l'Ftse 100 aveva chiuso guadagnando l'1,3% e lo Stoxx 600 paneuropeo era salito dello 0,86 per cento.

Le incognite a tenere in ansia le Borse potrebbero restano tante. «Siamo in un periodo di grande incertezza e l'interrogativo diventa non solo che cosa accade a Berlusconi ma chi lo rimpiazzerà», ha detto James Dailey di Team Asset Strategy Fund. «La borsa è salita perchè metà della battalia appare finita – ha aggiunto Jack DeGan di Harbor Advisory – Ma resta un'altra metà. Credo che per i mercati lo scenario migliore sarebbe un governo tecnico di transizione». Oggi, inoltre, dovrebbero cominciare gli incontri in Italia di una missione della Commissione europea su budget e riforme economiche.

La tensione che continua a dominare le prospettive dell'intera eurozona, non solo dell'Italia, trova voce tra gli operatori: «Senza cambiamenti significativi l'unione economica e monetaria rimarrà sotto pressione», ha affermato Dario Perkins di Lombard Street Research.

La borsa riaprirà dopo che nel corso della seduta di ieri, a Milano, si sono spinti in avanti anzitutto i titoli di grandi banche: Intesa Sanpaolo, che ha reso noto un bilancio migliore delle attese, è salita del 3,54%. Unicredit è lievitata del 2,08 per cento. Male invece Mediaset, arretrato de 2,94 per cento. Il comparto bancario ha trainato i mercati anche altrove: la francese Societe Generale, protagonista di riduzioni alla sua esposizione alla Grecia, ha guadagnato il 7,26 per cento. Il britannico Lloyds Banking Group è salito del 4,37% grazie alla riduzione di oneri per debiti in sofferenza.
 

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