Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Wall Street giù, faro sulle trimestrali

di Luca Davi

A tre giorni di distanza dalla loro diffusione, i dati sull'occupazione americana hanno trascinato al ribasso i (pochi) mercati che ieri erano aperti, ovvero Wall Street e Tokyo, facendoli arretrare dell'1,14% (S&P 500) e dell'1,47% (Nikkei 225).
Complice la chiusura legata al Good Friday, gli operatori non erano infatti riusciti a «registrare» la scarsa performance del mercato del lavoro statunitense che era stata comunicata proprio venerdì mattina. Numeri in verità poco incoraggianti: la più grande economia mondiale lo scorso mese ha creato 120mila posti di lavoro, molto meno dei 203mila attesi, scendendo così al livello più basso a partire da ottobre 2011. Abbastanza perché gli investitori cedessero al pessimismo, dando il via alle vendite. Anche se in un quadro di volumi abbastanza contenuto, vista la chiusura dei mercati europei e di gran parte di quelli asiatici, ieri sono arretrati sia il Nasdaq (-1,08%) che il Dow Jones (-1%), franato per la prima volta dal 13 gennaio sotto i 13mila punti. Ma a risentire del clima di incertezza che da tempo pesa sullo scenario macroeconomico mondiale sono stati anche gli altri asset: se il petrolio ha ceduto 85 cent (a 102,4 dollari al barile), l'oro – bene rifugio per eccellenza – è salito dello 0,86%. E così pure i rendimenti dei titoli di Stato americani (che si muovono inversamente ai prezzi) sono scesi dal 2,06% al 2,03%, minimo da 4 settimane.
Il vero test per i mercati inizierà tuttavia oggi, quando negli Stati Uniti si aprirà la stagione delle trimestrali. La prima società ad alzare il velo sui conti sarà nel pomeriggio il colosso dell'alluminio Alcoa, mentre giovedì toccherà a Google e venerdì a JpMorgan e Wells Fargo. Le attese sono negative: gli analisti prevedono utili in regresso dello 0,1% rispetto all'anno scorso, con cali a due cifre per il settore dei materiali industriali.
L'andamento degli indici nelle prossime sedute dipenderà però non solo dall'esito dei conti delle Corporate Usa. Dopo il rally che ha portato gli indici a massimi pluriennali, l'attenzione degli investitori è ancora rivolta alla crisi del debito europeo: la Spagna è nel mirino della speculazione internazionale, complice una disoccupazione al 23,3% e un obiettivo di deficit pari al 5,8% del Pil, contro un più rigido 4,4% indicato dall'Ue; il Portogallo deve sostenere un tasso di interesse decennale del 12,25%; l'Italia stessa, nonostante gli importanti obiettivi raggiunti sul fronte del deficit – nel quarto trimestre l'indebitamento netto è sceso al 2,8% del Pil, l'1,4% meno rispetto al quarto trimestre 2010 – ha visto tornare una forte volatilità sullo spread nelle ultime settimane. La ricetta per uscire dall'impasse? Per Charles Dallara, numero uno dell'Iif, l'Europa ha bisogno di più spesa pubblica, meno austerità e di un rafforzamento dei firewall. L'equilibrio tuttavia non è facile da trovare. Persino una scelta inizialmente applaudita, come quella dell'acquisto di debito periferico da parte delle banche europee, oggi è motivo di critica: il New York Times si è scagliato contro le banche spagnole e italiane, la cui corsa all'acquisto dei governativi dei rispettivi Paesi «preoccupa» e alimenta i timori «sul livello di rischio» che si assumono e sulla loro esposizione nel caso in cui la situazione peggiori. Giudizio, questo, che non può fare da buon viatico per i titoli finanziari europei che oggi torneranno nell'arena degli scambi.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Cinque nomi nuovi, a partire da Andrea Orcel, cinque conferme (più Pier Carlo Padoan, cooptato da p...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Francesco Gaetano Caltagirone segue le orme di Leonardo Del Vecchio e, dopo anni passati ad arrotond...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Zero profitto, zero dividendo: così la Bundesbank ha chiuso il bilancio 2020, un bilancio pandemico...

Oggi sulla stampa