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Wall Street «frena» le Borse europee

Il super-dollaro inizia a far sentire i suoi effetti sui conti delle grandi multinazionali Usa. I costi trimestrali di Caterpillar, Microsoft e Procter &Gamble hanno deluso le attese. E questo è avvenuto in parte a causa dell’eccessivo rafforzamento del biglietto verde che, negli ultimi sei mesi, si è apprezzato di quasi il 13% rispetto alle principali valute controparti. La “stagione delle trimestrali” a Wall Street è appena iniziata ma i primi segnali non sembrano particolarmente incoraggianti. E la notizia non è buona se inquadrata alla alla luce dell’ottimismo con cui i mercati guardano a questa tornata di conti. Se si esclude il settore energia, penalizzato dal crollo del greggio, le stime di crescita dell’utile per azione del consensus degli analisti di S&P Capital IQ sono decisamente elevate per i big del paniere S&P500. In particolare per alcuni comparti come industria (+10%), sanità (+19,72%) e information technology (+10,08%).L’asticella è stata alzata troppo? È ancora presto per dirlo ma certo i primi numeri non sono incoraggianti e l’incognita super-dollaro è difficilmente calcolabile. Tutto ciò ha offerto un ottimo pretesto per vendere a Wall Street. Ieri l’indice Dow Jones è arrivato a perdere oltre il 2% nei primi scambi e anche gli altri indici S&P500 e Nasdaq hanno subito forti ribassi.
Questo ha avuto ripercussioni sulla giornata dei listini europei: hanno chiuso in netto calo Francoforte (-1,57%) e Parigi (-1,09%) mentre Milano (-0,53%), Madrid (-0,91%) e Londra (-0,6%) hanno limitato le perdite.
La frenata delle Borse europee di ieri è stata in ogni caso piuttosto fisiologica. Il mercato ha preso profitto dopo un maxi rally: nelle ultime due settimane i principali listini hanno messo a segno un rialzo di oltre il 7 per cento. L’indice Stoxx 600, che monitora l’andamento dei principali inidici continentali, ieri ha perso lo 0,99% ma era reduce da una striscia positiva che durava da ben otto sedute consecutive. Una performance alimentata dalle attese (prima) e dai numeri (poi) del Quantitative easing della Bce. La potenza di fuoco di quello che è stato definito il «bazooka» di Draghi ha sostenuto i mercati europei anche l’altro ieri nonostante la vittoria della sinistra anti-austerity di Alexis Tsipras alle elezioni in Grecia. Un evento che ha avuto comunque ripercussioni sui mercati, seppur limitate: ieri i tassi dei titoli di Stato greci hanno subito una violenta impennata dei rendimenti con il tasso del bond triennale schizzato al 13,7% ben oltre il 9,23% del titolo a 10 anni. Questo mentre in Borsa (-3,69% l’indice Athex) i titoli del settore bancario, alle prese con grossi problemi di liquidità, veniva bersagliato dai ribassi.
I contraccolpi sul mercato del caso Atene non hanno condizionato l’asta di CTz in programma ieri. Il Tesoro ha collocato senza problemi 2 miliardi di euro di titoli con scadenza agosto 2016 a fronte di una domanda decisamente solida pari a 3,17 miliardi. Il rendimento ha toccato un nuovo minimo storico allo 0,281 per cento. A segno anche le tranche di BTp a 5 anni indicizzato all’inflazione dell’area euro e BTp-i a 30 anni scadenza da cui il Tesoro ha raccolto un altro miliardo di euro. Oggi sarà la volta dei BoT semestrali. Il Tesoro ne collocherà per un ammontare massimo di 7 miliardi di euro.
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