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Wall Street e la cintura anti contagio

Dopo una primavera esuberante e ottimista, le Borse mondiali hanno chiuso il primo semestre piatte o al ribasso. Sull’umore degli investitori pesa l’affanno dell’economia globale, con la Cina in frenata, l’America che non riparte come sperato e soprattutto l’Europa.
Vista da Wall Street la situazione appare un enigma paralizzante: le grandi banche d’affari accusate di tenere sotto scacco i Paesi europei con le speculazioni sugli spread (i differenziali di rendimento fra i titoli a reddito fisso) sperano vivamente che quei Paesi si mettano d’accordo per superare la crisi e far tornare la fiducia sui mercati, perché altrimenti i loro clienti non investono in Borsa. Gli unici consigli che tutti danno è guardare al lungo termine e scommettere sulle azioni delle grandi aziende con un solido business e generose con i dividendi.
Nemmeno il rally di venerdì scorso, acceso dai risultati del vertice di Bruxelles, basta a dissipare l’umore pessimista di Wall Street, prigioniera della politica anche sul fronte interno. Sia gli imprenditori sia gli investitori sono in attesa di vedere chi vincerà alle elezioni del 6 novembre per la Casa Bianca e il rinnovo del Congresso a Washington, da cui dipendono due decisioni fondamentali: raggiungere in extremis un accordo per la riduzione del debito pubblico americano — esploso negli ultimi anni —, evitando che scattino i tagli automatici; e prorogare o meno gli sconti fiscali dell’era Bush, anch’essi in scadenza. Se Democratici e Repubblicani non troveranno un’intesa, incombe la prospettiva del dirupo fiscale (fiscal cliff) con un impatto di almeno il 2% di riduzione del Pil.
Quadro
Un quadro per niente tranquillizzante. E il polso del nervosismo l’hanno dato la settimana scorsa le conferenze tenute a New York da tre dei maggiori protagonisti dell’investimento mondiale: Bank of America-Merrill Lynch (BofA ML), Allianz global investors (Agi) e Prudential international investments advisers (Piia).
«Ci vorranno molti anni prima che i mercati finanziari si normalizzino», ha avvertito Andreas Uterman, responsabile degli investimenti di Agi. «Non si vede la fine della politica di intervento delle banche centrali per tenere bassi i tassi di interesse, mentre non ci sono risposte facili e veloci alla crisi dell’eurozona — aggiunge Uterman —. Il prezzo da pagare per sistemare i conti dei Paesi in difficoltà è così alto che i contribuenti non vogliono accollarselo». L’Italia è un caso a parte, ha precisato Uterman: ha un debito pubblico ingente ma non in aumento; ha una base manifatturiera significativa, buone esportazioni, molti risparmi e pochi debiti nelle famiglie; e le banche rischiano grosso solo se lo Stato fallisce. «Sul futuro dell’Italia conta molto la psicologia e ciò che faranno gli italiani stessi», ha concluso il manager di Allianz. Che poi ha criticato i leader europei per aver venduto male l’idea dell’euro, senza mai spiegare bene perché è un buon progetto e perché valga la pena di sacrificarsi per salvarlo. In questo clima di incertezza estrema — secondo Uterman — bisogna aspettarsi ben poco dagli investimenti sui mercati finanziari per i prossimi quattro o cinque anni: i rendimenti saranno modesti (sotto il 10%) e con un’alta volatilità; potrà guadagnare solo chi ha sangue freddo per comprare nei momenti di panico le azioni di buona qualità.
Più positivi sulle prospettive di Wall Street sono gli strateghi degli investimenti di BofA ML, il cui logo storico non a caso è il Toro: vedono un rally a 1.450 punti dell’indice S&P500 entro fine anno. Secondo loro c’è solo il 15% di probabilità che l’euro crolli per il fallimento della gestione della crisi greca. «È un evento che nessuno prende davvero in considerazione, anche se dopo le elezioni in Francia e Italia sono aumentati i timori per uno scenario catastrofico», ha detto David Woo, capo della Ricerca globale su tassi e valute di BofA ML, citando il fatto che il Movimento 5 stelle è diventato un fenomeno di massa e vuole l’uscita dall’euro.
Difficoltà
Le difficoltà dell’Europa hanno un effetto negativo anche sull’economia americana. Per evitare il peggio, cioè una vera recessione, secondo BofA ML, la Federal Reserve è pronta a intervenire di nuovo questa estate, annunciando che terrà i tassi di riferimento allo 0-0,25% non più fino al 2014 ma fino a metà 2015, per continuare a tenere ai minimi il costo del denaro e cercare di stimolare la ripresa; e se non basta, a settembre la Fed si lancerà nella terza fase del quantitative easing. Una mossa che dovrebbe sostenere Wall Street, dove l’umore è molto pessimista: ma proprio questo può essere il segnale di un’inversione di tendenza nella seconda metà dell’anno, secondo Savita Subramanian, la responsabile delle strategie azionarie Usa di BofA ML: «Forse il cambiamento verrà con le elezioni politiche». Wall Street tifa non più per il gridlock, lo stallo fra Democratici e Repubblicani, ha detto John Praveen, capo delle strategie d’investimento di Piia: «Meglio la vittoria netta di un partito. E quel partito, secondo la Borsa, è il Gop di Mitt Romney».

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