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Wall Street dribbla il pessimismo. Ma la buona volontà si esaurisce

Se le stime sul Pil italiano elaborate da Banca d’Italia siano «apocalittiche», come ha dichiarato Luigi Di Maio, o uno «scandalo», secondo Paolo Savona, lo vedremo nei prossimi mesi. Su una cosa hanno ragione Di Maio e pure Matteo Salvini nell’attaccare Banca d’Italia, la Bce, il Fondo monetario o l’Ocse: le previsioni di crescita economica delle banche centrali e degli organismi internazionali si sono quasi sempre rivelate infondate. Ciò che hanno omesso di aggiungere è che quelle stime si sono dimostrate sbagliate per aver peccato per lo più di eccessivo ottimismo: esercizio questo in cui i governi, però, sono sommi maestri. Secondo le istituzioni citate, il Pil italiano dovrebbe crescere nel 2019 di appena lo 0,6%, quattro decimali meno di quanto si prevedesse due mesi fa e di quanto tuttora stimi il governo.

Il destino

Siccome nessuno possiede l’arte della divinazione, quel numero è destinato a cambiare con il mutare delle condizioni economiche: quelle domestiche, già afflitte dal costo del denaro più alto d’Eurozona (con l’esclusione della Grecia) e da un clima di fiducia in progressivo peggioramento tra le imprese e ora anche tra i consumatori; e quelle internazionali, di mese in mese riviste al ribasso e con i più pessimisti che già prospettano una recessione internazionale. Se una tale evenienza dovesse davvero occorrere, l’Italia, con un rapporto debito Pil cresciuto di 32 punti rispetto a 11 anni fa, e con la Bce senza più la leva dei tassi d’interesse, sarebbe ancor più vulnerabile di quanto non sia stata nella precedente recessione.

A Davos le preoccupazioni sulla sorte dell’economia mondiale sono state il tema dominante e per questo s’è parlato di un diffuso pessimismo tra economisti, imprenditori e persino tra qualche politico. Di certo il clima non è stato quello dello scorso anno, quando l’euforia generata dai successi delle borse e da una crescita mondiale che appariva sincronizzata faceva credere a una prolungata positiva prospettiva del ciclo economico.

Se di pessimismo si può parlare è solo in termini relativi e la minaccia di una nuova recessione è stata agitata da pochi investitori, tra i quali Ray Dalio di Bridgewater. I più sono inclini a credere a una crescita più lenta e l’umore che si respirava tra gli investitori era comunque migliore di quello mostrato nel 2010 o nel 2013 o nel 2016.

Ma quanto conti il sentimento dei grandi personaggi lo dimostra il trionfante ottimismo di un anno fa: proprio alla vigilia della prima crisi di Wall Street. E nel 2008, a Davos, il dibattito era scivolato sui temi del terrorismo, dell’ecologia, del riscaldamento globale o sul «capitalismo creativo» suscitato da Bill Gates: tanto erano lontani i partecipanti dall’immaginare quello che sarebbe capitato sette mesi più tardi.

Per ora le borse sono ben lungi dall’angustiarsi e un po’ per una naturale volontà di rimediare ai disastri dei mesi scorsi e molto per l’urgenza di chiudere le posizioni al ribasso aperte a dicembre, Wall Street è riuscita a dimezzare le perdite dal massimo di settembre, così come lo Stoxx; e Piazza Affari, pur recuperando il 7%, resta un buon 20% sotto il picco (relativo) del 2018.

Gli scricchiolii

Ma già nelle ultime sedute la buona volontà dei mercati ha cominciato a dare segni di cedimento. Secondo Nomura, il rimbalzo di Wall Street dopo Natale sarebbe stato originato dalla chiusura delle posizioni «corte» (ossia allo scoperto) da parte dei fondi Cta, ossia hedge fund che operano esclusivamente con derivati e sotto dettatura degli algoritmi. E siccome altri investitori (o altre macchine) si sono accodate, il rialzo ha preso forza. Ma ora, avverte Nomura, buona parte di quelle posizioni al ribasso sarebbero state chiuse e la borsa starebbe perdendo forza.

Banca of America dipinge tre scenari: uno ottimista e uno pessimista (ai quali crede poco) e uno di alta volatilità. Come a dire: chissà cosa accadrà. Convinta che il problema stia tutto nell’intensità del rallentamento economico americano, la banca consiglia gli investitori ad essere «pazienti»: le prossime settimane, dice con sano pragmatismo, saranno cruciali per capire come evolvono le cose.

Walter Riolfi

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