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Wall Street da record, rialzi in Europa

Le Borse europee iniziano con il segno positivo la settimana finanziaria. Ma con fatica. Nel corso della giornata gli indici sono stati per ampi tratti in rosso per poi “girare” nel pomeriggio in scia a una Wall Street spumeggiante che ha riportato l’indice Dow Jones oltre la soglia dei 17mila punti, sui massimi storici. Tra i listini europei il rialzo più forte va a Francoforte (+1,21%), il listino più “collegato” all’andamento della Borsa statunitense. Il Dax 30 si è ravvicinato al record del 20 giugno scorso e ha portato il rialzo degli ultimi cinque anni al 113%, qualcosina in più del +106% di Wall Street, e quasi nove volte la performance di Piazza Affari nell’ultimo lustro (+13%).
Wall Street ha dato la scossa ai listini grazie alla trimestrale di Citigroup, la prima delle grandi banche a esibire l’aggiornamento dei conti del 2014. Escludendo dal compito oneri relativi al patteggiamento da 7 miliardi di dollari per cause legate ai mutui, l’istituto ha battuto le attese degli analisti nel secondo trimestre con un utile per azione adjusted di 1,24 dollari su ricavi per 19,37 miliardi. Il comparto azionario riprende così a correre, ponendo in secondo piano l’ipotesi (sempre più credibile) di un tapering (ritiro degli stimoli monetari che la Federal Reserve inietta dal 2009 sui mercati) a partire da ottobre, secondo quanto annunciato dalla stessa banca statunitense nelle ultime minute. Il nuovo entusiasmo deriva anche dalla spinta per ulteriori matrimoni. Il produttore farmaceutico inglese Shire ha comunicato di essere pronto a valutare l’incremento dell’offerta da 31 miliardi di sterline da parte di Abbvi. Poi Mylan, altro produttore di farmaci, rileverà il business al di fuori degli Usa di Abbott Laboratorie in una operazione da 5,3 miliardi di dollari.
Sul listino milanese (+0,4%) si registra una “scissione” dei bancari, che hanno corso su due binari opposti. UniCredit ha guadagnato il 2,3. Eduard Zehetner, ceo dell’austriaca Immofinanz ha riferito di essere interessato al 16,8% di Ca Immobilien detenuto da Unicredit. Il il pacchetto di azioni dovrebbe valere circa 230 milioni di euro. Bene anche Intesa Sanpaolo, Bper e Bpm. In netto calo invece Mps, Banco popolare e Ubi banca. E poi c’è Generali, che ha chiuso invariata nel giorno della vendita della controllata svizzera italiana Bsi al gruppo brasiliano Btg Pactual a 1,24 miliardi di euro.
Che in linea generale sui mercati sia tornato un sentiment da “appetito per il rischio”(dopo il recente storno) lo si evince da più indicatori. Goldman Sachs ha alzato il target dell’S&P 500 da 1900 a 2050 punti, prevedendo un guadagno del 3,6% dai livelli attuali entro fine anno. Su questo punto però va detto che Credit Suisse in un report consiglia di abbassare l’esposizione verso le Borse di Europa, Gran Bretagna e Usa e di alzare quella verso il Giappone. Sul mercato dei bond sono andati meglio i governativi dei Paesi periferici (Italia, Portogallo, Irlanda, ecc.) rispetto a quelli del “centro” (Germania, Austria, Danimarca, ecc.). Lo spread tra BTp e Bund è sceso di 2 punti a quota 167 con il decennale italiano al 2,88%. E poi c’è l’oro che è sceso di parecchio (-2,5%) a quota 1.306 dollari l’oncia. Evidentemente la crisi della portoghese Banco espirito santo (che ieri ha perso il 7,5% dopo il -35% della scorsa settimana) preoccupa meno gli investitori che si erano rifugiati nei giorni scorsi sul metallo giallo. La situazione dell’istituto – controllato dalla famiglia portoghese Espirito Santo con il 25,1% del capitale, e partecipato ed dal Credit Agricole con il 14,6% – resta comunque complessa: nel week end un cda straordinario ha dato il comando all’economista Vitor Bento (gradito alla Banca centrale). Le vicende di Lisbona non preoccupano l’euro che continua a mostrare solidità al Forex, rafforzandosi sul dollaro a quota 1,363. Tanto che il governatore della Bce, Mario Draghi, ha detto ieri nel corso di un’audizione al Parlamento europeo che i «rafforzamenti dell’euro rappresentano un rischio sulla sostenibilità della ripresa dell’unione valutaria». Ma questo è un disco sentito tante volte.

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