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Wall Street boicotta la Dodd-Frank

Wall Street ha puntato su Mitt Romney. E ha perso. Quanto ha perso? In termini di capitali quasi niente. Goldman Sachs, primo contribuente della campagna elettorale del candidato repubblicano, aveva scommesso meno di un milione. Per l’esattezza, 994.139 dollari. Bank of America Merrill Lynch, secondo maggior contribuente, 921.839 dollari. Morgan Stanley, numero tre, poco più di 827mila. JPMorgan Chase, numero quattro, meno di 800mila. Credit Suisse, numero cinque, 619mila. Molti per Romney ma spiccioli per le banche di investimento.
Più grave la perdita in termini di potere politico. In campagna elettorale Romney si era formalmente impegnato ad abrogare la riforma finanziaria Dodd-Frank. Per Wall Street sarebbe stato un colpaccio. Che la rielezione di Obama e il rafforzamento del partito democratico hanno reso impossibile.
Ma nel corso di questa sua inchiesta Il Sole 24 Ore ha parlato con analisti, lobbisti e membri degli staff di vari parlamentari americani e l’impressione che ne ha tratto è riassunta da questa frase che ci ha detto Jeff Connaughton, ex capo di gabinetto di Ted Kaufman, il senatore che più di ogni altro ha combattuto per una riforma finanziaria più efficace: «Con i risultati di queste elezioni siamo riusciti a evitare che la situazione peggiorasse. Ma le stesse dinamiche e le stesse forze che hanno portato al completo annacquamento della riforma rimangono in gioco».
Connaughton, che prima di lavorare nella Casa Bianca con Clinton e al Senato con Kaufman aveva avuto una carriera proprio a Wall Street, ha appena pubblicato un libro di memorie. Il titolo dà il senso del suo pensiero: «Perché Wall Street vince sempre». Il perché è semplice: Wall Street può permettersi di pagare più di chiunque altro.
Lo stesso Chris Dodd, il senatore il Connecticut che ha dato il nome alla riforma aveva un forte debito con il mondo finanziario. Le sue cinque elezioni al Senato erano state infatti supportate dai soldi di Wall Street. È stato proprio Dodd, assieme ai suoi alleati nel partito democratico, ad assicurarsi che un emendamento più restrittivo sostenuto da Connaughton e proposto da Kaufman morisse nei corridoi del Congresso. L’emendamento avrebbe di fatto ripristinato le regole e i limiti della Glass-Steagall, la legge rooseveltiana che per decenni aveva protetto i mercati finanziari dal l’iperspeculazione delle banche. E che era stata abrogata formalmente da Bill Clinton nel 1999 con straordinario spirito bipartisan.
Considerando che in campagna elettorale né il Presidente Obama né i democratici (con l’unica eccezione di Elizabeth Warren, la professoressa di Harvard grande sponsor della nuova agenzia federale per la difesa dei consumatori finanziari eletta al Senato in Massachusetts) hanno parlato di strette normative per il settore finanziario, adesso pochi se le aspettano.
«Le elezioni le ha perse Mitt Romney non Wall Street. Non ha senso pensare che Wall Street smetterà di fare quello che ha fatto finora, e cioè lottare con tutte le proprie forze perché la riforma abbia l’impatto minimo possibile sui suoi profitti», aggiunge Connaughton. E continuerà a farlo sia in Congresso sia nei tribunali, dove è già riuscita a bloccare cinque regolamenti attuativi.
Seppure per lo più sottotraccia, l’impatto della grande battaglia contro-riformista di Wall Street è stato fortissimo. Secondo un’analisi dello studio legale Davis Polk & Wardwell, al 1 novembre scorso solo un terzo dei 398 regolamenti attuativi previsti dalla Dodd-Frank erano stati finalizzati. E sono già state sforate più della metà delle scadenze previste dalla legge per l’entrata in vigore delle norme.
Con un Congresso peraltro preso dalla questione del fiscal cliff, il precipizio fiscale, Wall Street non ridurrà certamente la pressione. «Continueremo a confrontarci con l’amministrazione e i regolatori perché capiscano e approvino i cambiamenti legislativi che riteniamo appropriati», ha annunciato dopo le elezioni Ken Bentsen, capo dell’ufficio di Washington della Securities Industries and Financial Markets Association. E se amministrazione e regolatori non dovessero capire e approvare, Wall Street ha già armato un esercito di avvocati pronti a portare in tribunale ogni singola norma non favorevole.

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