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Wall Street azzera le perdite dell’anno

di Marco Valsania

«Irene» non è stata neppure la proverbiale doccia fredda sui mercati. Wall Street ha aperto i battenti puntuale e gli investitori si sono precipitati subito a comprare titoli assicurativi, finanziari e hi-tech. Un ottimismo generato dai danni nettamente inferiori alle previsioni provocati dall'ex uragano, stimati in due o tre miliardi contro i 14 temuti e i 45 di Katrina nel 2005. E amplificato da nuove speranze di tenuta dell'economia statunitense e globale, grazie ad aumenti dei consumi americani e a una maxi-fusione bancaria in Grecia.

La Borsa americana è stata incoraggiata da un aumento della spesa delle famiglie, pari allo 0,8% in luglio contro lo 0,5% pronosticato. Una sorpresa che ha allontanato le paure di recessione: lo Standard & Poor's 500 a fine giornata si è impennato del 2,8%, accompagnato da un rialzo dell'2,2% del Dow Jones e del 3,3% del Nasdaq. Anche le piazze europee hanno marciato all'unisono verso l'alto, sostenute dalla nascita del primo colosso bancario ellenico per asset. La combinazione di Efg Eurobank e Alpha Bank ha attenuato, almeno temporaneamente, le preoccupazioni per la crisi del debito sovrano e fatto impennare del 14% l'indice di Atene, un record ventennale.

L'indice pan-europeo Stoxx Europe 600, con Londra chiusa per festività, è lievitato dell'1,2 per cento. A Parigi il Cac 40 è salito del 2,2% e a Francoforte il Dax del 2,4%, mentre Milano ha guadagnato il 2,3 per cento. L'ottimismo sull'economia mondiale ha contagiato i mercati emergenti. L'indice Msci Emerging markets ha guadagnato nel pomeriggio il 2,6%, l'incremento più rilevante in un anno.

Sulle borse statunitensi, con il dato sui consumi, ha continuato a trovare eco l'appuntamento di Jackson Hole. Al simposio della Federal Reserve il governatore Ben Bernanke ha indicato venerdì scorso di non giudicare l'economia in condizioni tali da richiedere immediati salvataggi, senza però escludere azioni a fine settembre, dopo la prossima riunione al vertice. Sia Bernanke che altri esponenti di istituti centrali e istituzioni globali, quali il manging director del Fondo Monetario Christine Lagarde, hanno inoltre fatto appello a un miglior sostegno all'espansione da parte dei governi.

Gli investitori, forti di previsioni e promesse, sono tornati a premiare i titoli ciclici sensibili alla congiuntura economica, quali Ford e Alcoa, oltre ai bancari e ai tecnologici, evidenziando una maggior propensione al rischio. Il rally, proseguito ieri, solleva tuttavia anche i primi allarmi. I dati economici restano incerti: venerdì toccherà all'occupazione negli Stati Uniti, tra attese di 80mila (e forse meno) posti di lavoro creati. E il settore immobiliare è ancora sotto assedio: i compromessi sono calati in luglio dell'1,3%, a quota 89,7, lontani dalla soglia di cento che riflette un mercato stabile. La miscela di incognite sull'outlook e aggressività nelle operazioni in Borsa ha fatto riaffiorare lo spettro del «moral hazard», di un mercato che si fidi troppo di interventi salvifici delle autorità, anzitutto della Fed. Una scommessa che potrebbe rivelarsi azzardata: numerosi analisti ritengono che la Banca centrale abbia a disposizione ormai pochi strumenti e intenda utilizzarli con parsimonia.

Alle porte, inoltre, è un mese tradizionalmente ostico per Wall Street. Dal 1945 a oggi settembre ha visto flessioni medie dello 0,5%, contro lo 0,7% dei rialzi medi annuali. Settembre è inoltre il terzo mese dell'anno per volatilità, misurata sulla base del numero di oscillazioni superiori al 10 per cento.

Nulla di tutto questo ha frenato ieri gli investitori. Tra i singoli titoli in rialzo ieri si è distinto Bank of America (+7,8%, la miglior performance nel Dow Jones), che per ricapitalizzarsi ha ceduto metà della quota nella China Contruction Bank per 8,3 miliardi. E i comparti bancario e assicurativo, nel loro insieme, sono lievitati del 3,3 per cento.

 

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