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Wall Street «apre» al Bitcoin: il Nyse valuta il trading

È Wall Street che punta a ingabbiare il Bitcoin in regole più stringenti oppure l’ideologia disintermediata della criptoeconomia sta diventando mainstream? Da qualsiasi parte la si guardi, il dato di fatto è che i due mondi stanno iniziando a conoscersi e a intaccare le barriere di diffidenza reciproche. A favorire la distensione contribuisce la relativa stabilità delle quotazioni che ha ridotto le pressioni speculative dopo gli eccessi dell’ultimo scorcio dell’anno passato. Dopo essere crollato della metà, sprofondando a inizio anno fino a 6.000 dollari dopo il picco record appena sotto quota 20.000 a metà dicembre, il Bitcoin oscilla da tre mesi tra 7mila e 11mila dollari: nulla in confronto alla volatilità da brivido del 2017. Ieri si è confermato appena sopra i 9.000 dollari per una capitalizzazione che sfiora i 160 miliardi.
Scarso impatto hanno avuto le nuove indiscrezioni che vedono Wall Street sempre più vicina ad ammettere la criptovaluta nel salotto buono della finanza, a dispetto delle dichiarazioni sprezzanti di Warren Buffett che l’ha snobbato come «veleno per topi». Stando a quanto raccolto dal New York Times, invece, il Nyse – o meglio la controllante Internacontinental Exchange (Ice) – starebbe studiando un piano per una piattaforma di trading online che permetta ai grandi investitori istituzionali di acquistare e detenere Bitcoin. Il progetto è ancora top secret e potrebbe arenarsi in qualsiasi momento di fronte alle ritrosie dei player interessati, ma ruoterebbe attorno a un contratto swap con proprietà differita al giorno successivo. Come già per i contratti futures trattati a Chicago, sia al Cme che al Cboe, viene evitata la consegna fisica dei Bitcoin, per natura allergico a qualsiasi regola. L’effetto dello swap è comunque il trasferimento della valuta sul conto del cliente, pur rimanendo sempre sotto il cappello regolamentare della Commodity Futures Trading Commission.
Il nodo dell’inquadramento del Bitcoin è stato risolto in qualche modo da Goldman Sachs che ha assunto un paio di settimane fa il suo primo trader in “digital asset”, in vista della costituzione di un desk per il trading in criptovalute: Justin Schmidt è stato per il momento collocato al desk forex di Goldman, che si conferma così la banca d’affari più innovativa. Sarà lui a guidare il team di trading, sempre che arrivino le opportune approvazioni regolamentari. Anche in questo caso il desk non potrà fare operazioni dirette, ma sarà autorizzato a utilizzare fondi propri della banca per permettere ai clienti di operare sul mercato futures.
D’altra parte anche un unicorno del criptomondo come Coinbase, che ha raggiunto un valore stimato in 1,6 miliardi di dollari, guarda seriamente alla possibilità di entrare nel salotto della finanza dalla porta principale. L’exchange per valute digitali sta trattando con la Sec per una licenza ufficiale come broker, un passo che costringerebbe l’authority finanziaria Usa a esaminare per la prima volta le pratiche delle criptovalute per allinearle alle sue regole.
A fare faville sul mercato è intanto Bitcoin Cash, che nel giro di un mese ha quasi triplicato le quotazioni arrivando attorno ai 1.600 dollari. La valuta, nata lo scorso agosto dalla separazione della blockchain di Bitcoin, si prepara a una nuova scissione che darà vita a Bitcoin Abc. Come già nove mesi fa (anche se nulla è scontato), i possessori di Cash si troverebbero dal 15 maggio – data della “hard fork” – anche un Abc. La nuova blockchain si baserà su blocchi più potenti, con una capacità quadruplicata a 32 Mb, per rendere più rapide le transazioni, rivalutando il Bitcoin come strumento di pagamento. Che è poi la sua funzione originaria.

Pierangelo Soldavini

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