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Wall Street al voto in attesa delle regole

Wall Street, alla vigilia di una delle elezioni presidenziali più combattute della recente storia americana, non è da meno. Gli indici, quasi rispecchiando l’indecisione dell’elettorato, hanno oscillato in una fascia contenuta in attesa dell’esito del voto odierno: dopo un’iniziale leggera flessione, il Dow Jones ha terminato la seduta con un rialzo altrettanto lieve. Il Dow Jones ha guadagnato lo 0,15%, lo Standard & Poor’s 500 lo 0,22% mentre il Nasdaq ha guadagnato lo 0,59 per cento. Anche perché in gioco c’è l’incerto destino – oltre che dell’economia e del debito – delle nuove regole per la finanza stessa: spinta dall’amministrazione di Barack Obama, redatta da due senatori democratici, la grande legge di riforma Dodd-Frank è ostacolata da Romney, che la accusa di aver creato costosi ostacoli burocratici allo sviluppo e di non aver diminuito il rischio sistemico.
Gli investitori azzardano in queste ore qualche previsione post-elettorale, pur senza potersi sbilanciare su quale scenario si avvererà. Una vittoria di Obama dovrebbe avvantaggiare titoli del settore sanitario, quali gli ospedali, o dell’energia rinnovabile. Romney dovrebbe aiutare titoli della difesa, petroliferi e appunto i bancari con un allentamento della regulation. A cominciare dagli istituti di minor dimensione, dove nuove strette sulla concessione di mutui e prestiti volti a evitare abusi ma talmente onerose da far salire il costo del credito e soffocare l’espansione delle imprese. Mentre è semmai cresciuta la concentrazione del settore in colossi finanziari «troppo grandi per fallire».
Polemiche sul difficile equilibrio tra efficacia e oneri di nuove norme sono esplose anche sul giro di vite nei derivati, dai futures ai credit default swap, per arginare la speculazione. E sulla Volcker rule, che mette al bando le scommesse rischiose delle banche erodendo tuttavia la loro redditività. Sotto Romney potrebbero decadere o essere fortemente modificate assieme a tutta la Dodd-Frank, sostituita da leggi più «leggere». I compensi nell’alta finanza saranno un altro terreno di battaglia del futuro: Mark Grant, managing director di Southwest Securities, ha spedito in posta elettronica ieri la sua intenzione di voto per Romney criticando i toni anti-banchieri di Obama. E un sondaggio di eFinancialCareers tra executive di Wall Street ha mostrato che da Obama si aspettano pressioni a ridurre le super-paghe; al contrario il 72% è convinto che con Romney i compensi salirebbero. Del tutto aperta e senza riposte, poi, resta la questione di una riforma ancora latitante delle agenzie di rating scosse dagli errori durante la crisi dei subprime.
Una sicurezza, a Wall Street, però c’è: una rapida fine delle incognite elettorali sarà comunque la benvenuta. L’incertezza è da sempre nemica delle contrattazioni e in questo caso più del solito. Il mercato spera che il voto spiani la strada, chiunque vinca, a urgenti riforme fiscali. «Il fiscal cliff sarà la sfida centrale», ha detto Michael Jones di RiveFront Investment riferendosi ai tagli automatici di spesa e aumenti delle tasse per oltre 600 miliardi che senza compromessi politici scatteranno entro fine anno e faranno precipitare il Paese nuovamente in recessione. La crescita, in assenza del fiscal cliff, sembra infatti aver fatto segnare passi avanti, con solidi profitti aziendali anche se il fatturato ha frenato.
Nonostante i sondaggi indecifrabili, inoltre, c’è chi cerca ugualmente di misurare le chance di vittoria dei candidati. Chi a Wall Street dà a Obama maggiori chance di vittoria – con un Congresso che rimane diviso tra la Camera ai repubblicani e il Senato ai democratici – cita la volatilità negli scambi azionari ai minimi da sei anni, storicamente un indicatore associato con il successo del partito al potere alla Casa Bianca. Ma altri indicatori, sottolineano gli investitori, mantengono elevata la suspence e le quotazioni di Romney: se è vero che la Borsa ha marciato al rialzo del 19% l’anno in media sotto Obama, gli indici restano lontani dai loro passati record invitando a scommettere su una svolta al governo. «Stiamo tutti trattenendo il fiato», ha ammesso Madelynn Matlock di Huntington Asset.

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