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Wall Street ai massimi trascina i listini

Il mercato vede la stretta Fed più vicina e il dollaro torna sui livelli di 4 mesi fa – Sulle azioni la spinta delle trimestrali
Alla vigilia del direttivo della Banca centrale europea in programma oggi gli indici azionari in tutto il mondo consolidano il rimbalzo dai minimi toccati a fine giugno in occasione del voto sulla Brexit. Dall’appuntamento di oggi gli investitori non si aspettano particolari annunci. Resta da vedere se la retorica di Draghi lascerà intendere una futura modifica della politica monetaria in senso espansivo anche in relazione al crollo dei tassi dei titoli di Stato tedeschi dopo il Referendum britannico. Un movimento di mercato che ha complicato molto la messa in pratica del Quantitative easing dato che sempre meno titoli tedeschi rispettano i criteri per essere acquistati: il 50% di essi rende meno del tasso ufficiale di deposito (-0,4%) e pertano risulta «ineligible».
Se le aspettative sulla politica monetaria della Bce restano decisamente espansive, discorso opposto vale per la Fed che invece viene vista chiaramente orientata alla stretta sui tassi. Le quotazioni dei Fed Funds indicano una probabilità del 46% di una stretta al direttivo di dicembre (era sotto il 20% appena un mese fa). Anche per questo la valuta Usa si è rafforzata con il dollar index che ieri ha toccato un nuovo massimo da quattro mesi. Un movimento che è andato di pari passo con il rafforzamento di Wall Street che ieri ha aggiornato i massimi dell’anno trascinando tutti gli altri listini. Nelle ultime tre settimane il mercato azionario in tutto il mondo ha recuperato circa 4mila e 500 miliardi di dollari di capitalizzazione.
Messe da parte le incognite sulle possibili conseguenze economiche della Brexit gli investitori sono tornati a focalizzarsi sui risultati societari da cui ieri sono arrivati buoni segnali. Soprattutto negli Stati Uniti con Microsoft che ha presentato numeri oltre le attese su utili e ricavi. Ma anche in Europa come dimostrano le soprese positive arrivate da Volkswagen e Sap. Sulla spinta di questi due titoli, che ieri hanno guadagnato rispettivamente il 6,01% e il 5,68%, Francoforte ieri ha registrato la miglior performance in Europa con un rialzo dell’1,61 per cento. Positive, anche se in minor misura le piazze di Parigi (+1,15%), Madrid (+1,06%), Londra (+0,47%) e Milano (+0,54%).
Sui destini del settore bancario italiano, in questi giorni di trattative tra il Governo italiano e l’Unione europea sul tema e di attesa per i risultati degli stress test della Bce di fine mese, non c’è ancora chiarezza. Ieri comunque gli investitori sono timidamente tornati ad acquistare le scontatissime azioni del settore bancario. L’indice Ftse Italia Banche ha chiuso gli scambi con un rialzo dell’1,17% che ha contribuito alla performance positiva dell’indice Ftse Mib. Le azioni dei nostri istituti di credito in genere tendono ad amplificare le fluttuazioni del comparto a livello europeo. Se lo Stoxx 600 Banks perde l’1% l’indice italiano in genere perde l’1,5% e viceversa in caso di rialzi. Ieri questa legge non ha funzionato dato che, in una giornata positiva per il comparto bancario europeo (lo Stoxx di comparto ha guadagnato l’1,63%), le italiane hanno guadagnato di meno. Evidentemente gli investitori non si fidano ancora e prima di riposizionarsi con più decisione vogliono vedere quali carte il governo e il settore potranno giocarsi nella complicata partita che riguarda la ricapitalizzazione degli istituti più in crisi (leggi Mps) e la soluzione dell’annoso problema dei crediti deriorati.
In un report diffuso ieri gli analisti di Credit Suisse hanno che stimato che, per risolvere completamente il problema, sia necessaria una potenza di fuoco di almeno 30 miliardi di euro. Una cifra che difficilmente potrà essere raccolta facendo solo ricorso ai capitali privati come nel caso dell’operazione Atlante. D’altronde un salvataggio con risorse pubbliche pare molto difficile da mettere in atto senza un coinvolgimento dei creditori privati come prevede la direttiva europea sul «bail in» sulla cui liceità si è espressa martedì anche la Corte europea di Strasburgo.
Ma un evoluzione del genere sarebbe un boccone politicamente difficile da digerire dal governo Renzi che, qualora dovesse operare in tal modo per mettere in sicurezza Mps, si troverebbe di fronte a una riproposizione su scala enormemente maggiore del copione visto alla fine dello scorso anno con l’operazione Etruria,Carichieti, Carife e Banca Marche. Alla luce di tutto ciò non stupisce come anche ieri il titolo di Banca Mps sia stato bersagliato da ribassisti. A fine seduta le azioni del Monte mostravano un ribasso dell’1,89 per cento. Da inizio anno il rosso è del 74,27 per cento. Il valore di mercato della banca è sceso sotto la soglia del miliardo di euro. Dopo che gli aumenti di capitale del 2014 (5 miliardi) e del 2014 (3 miliardi) sono andati in fumo è assai difficile che si possa trovare un riscontro positivo da un eventuale nuovo ricorso al mercato. Questo spiega perché il titolo continua a sprofondare.

Andrea Franceschi

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