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Vw vede i margini in rialzo Focus sulla guida autonoma

Centocinquanta miliardi di cui 73 già stanziati per spingere forte sull’acceleratore dello sviluppo del software e della guida autonoma. Ma anche delle piattaforme e delle batterie, perché Volkswagen vuole passare da una quota del 6% di Bev (Battery electric vehicle) vendute al 20% nel 2025 e al 50% entro il 2030. Mentre i motori termici declineranno del 20% nel corso del decennio. Vw ha dichiarato di porsi come traguardo per la fine del motore a combustione interna il 2033 o al massimo il 2035. Nel 2040 quasi il 100% dei nuovi veicoli prodotti dal primo costruttore europeo potrebbero essere a zero emissioni nei principali mercati. Con l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050 (proprio oggi sono attese le determinazioni dell’Unione europea, che potrebbero imporre limiti più stringenti alle emissioni di CO2).

I propositi sono stati illustrati ieri durante la presentazione del Piano “New Auto”, che ha visto il produttore tedesco alzare ancora l’asticella sul fronte della redditività: le sinergie tra tecnologie e marchi, che vanno dai brand più economici come Seat e Skoda (sotto l’ombrello Vw) alla Audi capofila del settore premium (che annovera anche l’italiana Lamborghini) e alla Porsche (casa che da sempre rappresenta lusso e tecnologia all’avanguardia), hanno permesso di aumentare l’obiettivo di ritorno operativo sulle vendite per il 2025 all’8-9% dal 7-8%. La previsione per il 2021 è 5,5-7%. Tutto questo con Tesla sempre nel mirino (a Wolfsburg vorrebbero superarla nel 2025) e in un mercato globale che dai 2mila miliardi di euro di oggi potrebbe lievitare proprio con il salto tecnologico e il valore aggiunto del software a 5mila miliardi a fine decennio.

New Auto 2030 verte, come si diceva, su tre punti chiave: il software, le piattaforme e le batterie. Sul primo punto, il ceo Herbert Diess, appena riconfermato fino al 2025, ha ribadito che riveste un ruolo strategico. «Lo sviluppo del software – ha detto – è il motore del cambiamento radicale in corso nel settore». Volkswagen ha infatti deciso di riportare il software all’interno, facendolo diventare un asset primario, con una strategia simile a quella di altri gruppi, primo fra tutti Renault che ha creato un consorzio ad hoc con aziende leader dell’hi-tech e del digitale come Atos, Dassault Systèmes, St e Thales.

Per il gruppo tedesco – che con gli annunci di ieri entra nella difficile partita della guida autonoma di livello 4 e 5 – algoritmi e intelligenza artificiale sono al centro della questione. Non solo per le auto che guidano da sole (e la promessa dei robotaxi è davvero ambiziosa), ma anche per le auto elettriche di nuova generazione, dove la gestione della batteria e l’integrazione con l’infotainment diventano fondamentali. Tramite la controllata di software Cariad, Volkswagen punta a sviluppare la nuova piattaforma software entro il 2025. Attualmente il colosso sta lavorando su tre piattaforme della famiglia E³. La prima (1.1) che consente aggiornamenti over the air, a distanza, come gli smartphone e come fa Tesla da sempre (ma anche le rampanti startup cinesi Nio e XPeng) sulle vetture basate sulla piattaforma Meb: ad esempio Volkswagen ID.4, Skoda Enyaq o Cupra Born.

Nel 2023, Cariad rilascerà la piattaforma software premium E³ 1.2, che includerà nuove funzioni tra cui un sistema di infotainment unificato e aggiornamenti online per i marchi Audi e Porsche. Nel 2025, invece arriverà la nuova piattaforma software unificata e scalabile in funzione del tipo di modello e in base all’identità del marchio. Il passo successivo sarà con la nascita del sistema operativo unificato (E³ 2.0) per tutti i veicoli e tutti i marchi del gruppo. Su questo sistema operativo si baserà il supporto per la guida autonoma di livello 5 sui 4 previsti dalla tabella Sae: in partica la quasi totale autonomia. Che il digitale sia la nuova frontiera del gruppo di Wolfsburg, traspare nettamente dalle parole di Diess che ha ribadito come gli attori storici dell’industria dell’auto siano minacciati da nuovi protagonisti provenienti proprio dal modo dell’hi-tech, del software e degli smartphone.

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