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Vw si piega agli Usa maxi risarcimento di tre miliardi

Cinquemila dollari per il disagio. E’ quanto proporrà Volkswagen ai 600 mila proprietari di una delle auto con il software per truccare i test sulle emissioni. L’accordo sarebbe stato trovato ieri sera (manca ancora la conferma ufficiale) tra i vertici di Wolfsburg e le autorità della California dove si sta svolgendo il processo per il dieselgate. Secondo altre indiscrezioni l’accordo eviterebbe il procedimento a carico dei vertici del gruppo. Se venisse confermato, l’accordo comporterebbe un esborso di 3 miliardi di dollari. A questi si dovrebbero comunque aggiungere le multe miliardarie cui verrà condannata la società tedesca. Inoltre l’intesa americana rischia di avere conseguenze anche nel resto del mondo. Non si capirebbe infatti perché un acquirente di Francoforte debba accettare di risolvere tutto con due regolazioni in officina mentre chi ha acquistato la stessa auto a San Francisco potrà intascare l’assegno da 5.000 dollari.
La notizia dell’intesa ha fatto salire il titolo tedesco del 6,6 per cento. Non solo per le indiscrezioni sull’accordo americano ma anche per il fatto che ieri, con un annuncio a sorpresa, i giapponesi di Mitsubishi hanno ammesso di aver truccato i loro test sulle emissioni. E più la piaga della frodi si allarga, ragiona la Borsa, più Wolfsburg spera di veder diminuire le sanzioni a suo carico. Mal comune, come si dice. «Nel processo di certificazione per le nostre mini auto prodotte da MMC – si legge nel comunicato di Mitsubishi – abbiamo effettuato i test di consumo di carburante in modo improprio attraverso un metodo di prova differente da quello previsto dalla legge». Sembra che le minicar, vendute anche alla Nissan, venissero provate alterando la pressione degli pneumatici. Così, seguendo la tradizione giapponese, il presidente di Mitsubishi Tetsuro Aikawa, si è presentato ieri in conferenza stampa profondendosi nell’inchino in segno di scusa. Preoccupazione anche in casa Renault per il fatto che lo scandalo delle minicar con i test alterati coinvolgerebbe due modelli con brand Nissan e dunque di proprietà della conglomerata franco-nipponica.
E in Europa lo scandalo potrebbe estendersi partendo ancora dalla Germania. Secondo un’indagine del Kraftfahrt-Bundesamt (KBA), l’Ufficio federale dei Trasporti, anticipata da alcuni giornali tedeschi, sono diversi i marchi che avrebbero truccato i motori diesel e alterato le emissioni di biossido di azoto, la sostanza cancerogena al centro dello scandalo Volkswagen. Quali siano, è ancora un segreto, ma il Kba – l’equivalente tedesco della motorizzazione – ha analizzato oltre 50 modelli di Bmw, Opel, Vw, Ford, Opel, Renault, Peugeot, Fca, scoprendo in moltissimi casi sforamenti dei valori limite, in alcuni casi di un multiplo di quanto consentito dalla legge. Una fonte governativa parla di “dimensioni che mai avremmo immaginato”.
Secondo le indiscrezioni, il Kba e il ministero dei Trasporti avrebbero già esortato alcune aziende automobilistiche a riadattare i motori alle norme sulle emissioni. La scoperta più rilevante è che sotto la temperatura tipica dei test per misurarle, 23 gradi, i motori filtrano meno biossido di azoto di quanto dovrebbero. La sospensione dei filtri è consentita a basse temperature per proteggere i motori. Ma la Kba ha scoperto che i filtri, per alcuni modelli, scattano soltanto oltre i 10 o persino i 20 gradi di temperatura esterna. Il ministero dei Trasporti ha già commentato che un’ipotesi del genere, cioè che sotto i venti gradi le emissioni non siano più regolate, “è inammissibile”.

Paolo Griseri e Tonia Mastrobuoni

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