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Vw, niente tagli senza il sì dei sindacati

Il management di Volkswagen non procederà ad alcun taglio senza il consenso dei sindacati. È quanto è emerso ieri dopo un incontro fra l’amministratore delegato Matthias Müller e il capo del consiglio di fabbrica, Bernd Osterloh: i due – scrive l’azienda in una nota – «si sono incontrati e hanno concordato l’approccio alla pianificazione degli investimenti e dell’utilizzo delle fabbriche. Nei prossimi dieci giorni ci saranno una serie di incontri fra i manager e i rappresentanti sindacali per definire insieme un cammino comune verso il futuro». La settimana scorsa Osterloh aveva duramente criticato, in un’intervista, gli annunci di tagli fatti dai vertici senza consultare il sindacato; il comunicato di ieri è la conferma del potere sindacale a Wolfsburg. «Daremo priorità ai prodotti futuri e alle tecnologie; è il modo migliore per assicurare il futuro dell’azienda e dei nostri dipendenti» dice Müller.
Ieri non sono emerse altre novità dalla riunione del consiglio di sorveglianza del gruppo, convocata per esaminare le risultanze delle indagini sul cosiddetto dieselgate. La prossima riunione del consiglio di sorveglianza – dove potrebbe essere esaminato anche il piano di tagli ai costi – è prevista fra 10 giorni.
Negli Stati Uniti il gruppo offrirà ai possessori di auto Vw buoni sconto e carte prepagate per un valore di complessivo di 1.000 dollari. Nel dettaglio, la controllata Usa di Vw offrirà ai proprietari di quasi 500mila veicoli carte prepagate da 500 dollari e altri 500 in buoni da utilizzare nelle concessionarie; il programma potrebbe costare quasi 500 milioni di dollari. «Perché un’offerta simile non viene estesa anche ai clienti italiani?» scrive l’Unione consumatori.
Ieri il commissario Ue al Clima e all’Energia, Miguel Arias Cañete, ha inviato all’amministratore delegato di Volkswagen, Matthias Mueller, una lettera invitandolo a fare chiarezza entro 10 giorni sul numero e la tipologia di veicoli sui quali sono state riscontrare incongruenze sulle emissioni di anidride carbonica (CO2). Quest’ultimo scandalo, emerso la settimana scorsa, riguarda – secondo le prime indicazioni dell’azienda – 800mila veicoli, in parte anche con motore a benzina, i cui valori di consumo e CO2 sarebbero stati indicati in misura inferiore al reale. Cañete chiede a Vw «ulteriori chiarimenti» relativi anche a quanto le emissioni sono state sottovalutate e quanto l’azienda aggiornerà i documenti di omologazione con i valori corretti. «Una risposta entro 10 giorni sarebbe molto apprezzata».
Finora sono emersi pochi dettagli anche sul cosiddetto dieselgate – l’utilizzo nei veicoli del gruppo con motori diesel di un software fraudolento per rispettare i test sulle emissioni inquinanti. Ieri il ministero tedesco dei Trasporti ha fatto sapere che circa 540mila vetture in Germania avranno bisogno di modifiche hardware significative per rispettare i parametri delle emissioni di ossidi di azoto (Nox); il totale di auto vendute in Germania e che inquinano al di sopra dei limiti è di 2,4 milioni (per i veicoli rimanenti dovrebbero essere sufficienti modifiche software).
L’agenzia Fitch ha tagliato ieri a Bbb+ il rating a lungo termine di Vw, mantenendo le prospettive (outlook) negative. «Il declassamento – spiega l’agenzia – riflette i problemi di corporate governance, management e controlli interni emersi con la crisi. La decisione riflette gli attesi effetti finanziari della crisi, inclusi i costi per i richiami, le azioni legali, le perdite in termini di vendite e ricavi e i probabili sconti sulle auto. Ci attendiamo che il costo finale sarà elevato, anche se è troppo presto per quantificare le conseguenze sui ricavi e sull’utile». Fitch aggiunge che «i cambi nel consiglio di supervisione e nel management dall’inizio della crisi sono limitati e non sembrano riflettere la determinazione della società a rivedere la corporate governance e la cultura». Moody’s, che aveva già declassato il rating di Vw, ha stimato i costi in un massimo di 31 miliardi di euro.
In Italia i sindacati hanno espresso preoccupazione per le potenziali conseguenze sull’occupazione degli scandali di questi mesi, dopo che si sono moltiplicate le voci di possibili cessioni di attività; Vw controlla nel nostro Paese, fra gli altri, Lamborghini, Ducati e Italdesign (con 3.100 dipendenti in tutto). «La situazione del gruppo Vw ci preoccupa – dice Ferdinando Uliano della Fim Cisl -. È indispensabile che si faccia immediatamente un incontro con il Vw Italia, per costruire un tavolo di confronto necessario a monitorare l’evolvere della situazione».

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