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Voucher, occhio alla trappola del contatore che non c’è

Voucher rischiosissimi per professionisti e imprese. Infatti, un cortocircuito comunicativo tra Inps e ministero del lavoro ha messo in pericolo aziende e studi professionali che utilizzano i buoni-lavoro (voucher), esponendoli al rischio di ritrovarsi «dipendenti» i lavoratori occasionali. Questo perché l’Inps non è in grado di garantire ciò che ha chiesto il ministero del lavoro, ovvero la messa a disposizione a chi utilizza i voucher (i committenti) di un contatore telematico, online, da cui poter apprendere se e quanti buoni-lavoro un lavoratore abbia già intascato nell’anno solare, al fine del rispetto del limite 5 mila euro che legittima il ricorso alle prestazioni occasionali. Di conseguenza il rischio è che, sforato il limite (5.060 euro quest’anno) perché il lavoratore ha fatto altri lavori, l’ignaro professionista o l’ignara impresa possano vedersi trasformare il rapporto da occasionale in assunzione definitiva a tempo pieno e indeterminato.

Sanzione massima per imprese e professionisti. I limiti quantitativi (5.060 e 2.024 euro, si veda il servizio nella pagina seguente) sono oggi gli unici elementi di qualificazione del lavoro accessorio: quando rispettati, bastano da soli a garantire la legittimità delle prestazioni. Viceversa quando vengono superati si determina una violazione della disciplina normativa cui non può che conseguire, secondo il ministero del lavoro, «una trasformazione del rapporto in quella che costituisce la forma comune di rapporto di lavoro, ossia in un rapporto di natura subordinata a tempo indeterminato, con applicazione delle relative sanzioni civili e amministrative; ciò almeno con riferimento alle ipotesi in cui le prestazioni siano rese nei confronti di un’impresa o lavoratore autonomo e risultino funzionali all’attività di impresa o professionale» (circolare n. 4/2013).

Il cortocircuito che punisce imprese e professionisti. Probabilmente, proprio per la consapevolezza dell’alto grado di «rischiosità» dei nuovi voucher e delle sue pesanti conseguenze sanzionatorie, il ministero del lavoro aveva escogitato un sistema di «auto-controllo» da mettere a disposizione di imprese e professionisti. Infatti aveva stabilito che l’Inps procedesse all’istituzione di uno specifico «servizio informatico di monitoraggio in ordine ai limiti di ammissibilità in capo al lavoratore dell’accredito di voucher», ossia di un cruscotto, online, dal quale l’impresa o il professionista (e comunque «tutti» i committenti) potessero apprendere se e quanti buoni-lavoro un lavoratore aveva già intascato nell’anno solare al fine di rispettare il limite di 5.000 euro che legittima il ricorso alle prestazioni occasionali. Peraltro nelle more che l’Inps completasse questo sistema, il ministero suggeriva una diversa soluzione: farsi rilasciare dal lavoratore una dichiarazione circa il non superamento del tetto, ai sensi dell’art. 46, comma 1, lett. o) del dpr n. 445/2000, sulla base della quale verificare il rispetto del limite di legittimità. Così si è andati avanti per quasi un anno (la circolare n. 4/2013 del ministero è del 18 gennaio 2013) e così, a quanto pare, occorrerà proseguire all’infinito. Infatti, a ridosso di Natale, il 18 dicembre 2013, è arrivata la circolare n. 176/2013 con cui l’Inps ha spiegato che nessuna procedura online garantirà quel monitoraggio che chiedeva il ministero del lavoro. Nel ribadire che il rispetto dei limiti economici costituisce un elemento fondamentale per la qualificazione delle prestazioni accessorie, l’Inps ha spiegato di aver aggiornato le procedure telematiche sviluppando anche specifiche funzionalità di visualizzazione dei compensi sia da parte del committente che del prestatore al fine «di agevolare» i committenti e i prestatori nel riscontro dei compensi riscossi nel corso dell’anno. Tuttavia, ha aggiunto che gli estratti conto presentano i compensi riscossi in base allo stato di rendicontazione trasmesso dai soggetti che gestiscono il servizio di riscossione (Poste, Tabaccai, Banche popolari), procedura che può scontare un disallineamento tecnico rispetto alla data effettiva del pagamento al prestatore. Inoltre, dal momento che i voucher possono essere riscossi nel corso del periodo di validità (pari a 12/24 mesi), il compenso può addirittura non essere presente nell’estratto conto del prestatore. Per questi motivi, in conclusione, l’Inps ha stabilito che «rimane fermo quanto previsto dalla circolare n. 4 del ministero del lavoro del 18 gennaio 2013, in ordine alla dichiarazione dei prestatori di non superamento dei limiti economici, ai sensi dell’articolo 46, comma 1 lett. o) del dpr n. 445/2000, con riferimento sia ai voucher riscossi che a quelli ricevuti, ma non ancora incassati, nell’anno solare». Morale della favola, imprese e professionisti che utilizzano voucher si espongono al rischio di ritrovarsi come dipendenti i lavoratori occasionali. Il ministero del lavoro, intanto, tace.

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