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Voucher, l’ultimo sprint per eliminarli

Il governo è pronto a varare domani un decreto legge per abolire i voucher. Una soluzione drastica che però consente di evitare il referendum della Cgil, fissato per il 28 maggio. Ufficialmente le ipotesi in campo restano ancora due: cancellare i buoni lavoro o limitarli alle famiglie. La decisione verrà presa oggi, in una riunione del Pd. Ma è chiaro che si va verso una chiara accelerazione. «L’obiettivo è superare il referendum perché riteniamo non utile uno scontro sui temi del lavoro», dice netto il capogruppo alla Camera Ettore Rosato.
La soluzione del decreto legge non è certo priva di incognite. Se pure il requisito di “necessità e urgenza” che vincola costituzionalmente questo strumento si può giustificare con l’esplosione dei ticket (133,8 milioni quelli venduti nel 2016, record storico), le ricadute di un provvedimento immediatamente esecutivo possono essere tutt’altro che indolori. Dalla pubblicazione in Gazzetta ufficiale, forse già sabato mattina, non sarà più possibile acquistare i ticket. Le tabaccherie li toglieranno di mezzo. E chi li usa dovrà trovare altre forme per remunerare lavoretti e collaborazioni. Per evitare confusioni, nel decreto potrebbe essere inserita una norma transitoria così da consentire a quanti li hanno già comprati di spenderli entro l’anno. Ma nulla di più.
C’è poi il versante politico della faccenda. Un decreto legge di questa portata deve essere convertito in fretta. E non solo perché la Cassazione può decidere di annullare il referendum unicamente di fronte ad una legge che vanifica il quesito. Ma anche perché la mera ipotesi che la conversione possa incontrare intoppi e poi forse saltare getterebbe nel caos centinaia di migliaia di famiglie, imprese, commercianti, artigiani che utilizzano i buoni. E che si troverebbero a navigare a intermittenza tra illegalità e legalità. Una situazione guardata con molta preoccupazione anche dal Colle più alto.
La situazione è precipitata martedì, quando il Consiglio dei ministri ha fissato la data delle urne. Subito dopo il premier Gentiloni ha incontrato a Montecitorio, con il ministro Poletti, il presidente della commissione Lavoro Damiano e i capigruppo pd di Camera e Senato, Rosato e Zanda. «Vogliamo correggere le norme», ha detto. Apprezzando il vincolo alle famiglie. Ma non escludendo l’abrogazione per decreto. Una posizione, questa, caldeggiata dall’ex premier Renzi e dai suoi fedelissimi, disposti a sacrificare uno strumento in cui comunque credono (fu Renzi ad alzare il tetto dei voucher dai 5 mila ai 7 mila euro annui), pur di scansare la possibilità di un nuovo 4 dicembre. Un esito referendario ancora schiacciante. Con il Sì all’abolizione che stravince.
«Preferisco una soluzione che mantenga i voucher per le famiglie», ragiona l’ex ministro del Lavoro Damiano, sebbene ieri abbia depositato due emendamenti (sui 140 totali arrivati) e uno preveda la cancellazione. «In ogni caso se il governo interviene, deve farlo anche sul ripristino della responsabilità solidale negli appalti». Tema dell’altro quesito Cgil, importante ma non in grado da solo di catalizzare tanti italiani quanti ne occorrono per il quorum. C’è poi chi non crede nell’efficacia del limite familiare, come il presidente Inps Boeri: «Di fatto vuol dire cancellare i voucher, tanto vale eliminarli del tutto». «Zero voucher? No, grazie!», twitta anche Maurizio Sacconi, presidente della commissione Lavoro in Senato, facendo presagire un fuoco di sbarramento di una parte della maggioranza (Ncd) e stampelle varie (verdiniani) a un decreto abolizionista. Che si somma a quello dell’opposizione, Cinquestelle in testa: «Non buttiamo via il bambino con l’acqua sporca».

Valentina Conte

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