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Voucher lavoro liberalizzati

Liberalizzati i voucher. I buoni lavoro acquistati dopo la riforma del lavoro (a partire dal 18 luglio 2012), infatti, possono essere utilizzati in ogni campo e settore di attività, e anche nei confronti di qualunque prestatore di lavoro. In altre parole, non vanno più rispettate le condizioni soggettive (le tipologie di lavoratori che potevano prestare lavoro occasionale) né oggettive (attività che potevano essere prestate occasionalmente), ma soltanto un limite massimo di compenso che, come prima, è di 5 mila euro sebbene con riferimento a ciascun lavoratore e non più a singolo committente. A fronte della semplificazione, tuttavia, la nuova disciplina riserva particolari sorprese alle imprese e ai professionisti, tali da rendere del tutto rischioso il ricorso all’utilizzo dei voucher: se si supera il tetto di 5 mila euro (superamento noto, evidentemente, solamente al lavoratore) o se si utilizza un voucher oltre 30 giorni dall’emissione, scatta la sanzione dell’assunzione del lavoratore a tempo indeterminato.

Campo di applicazione. Una prima novità, conseguente alle modifiche in materia di lavoro accessorio dettate dalla legge n. 92/2012 (riforma Fornero), riguarda il campo di applicazione. Infatti, la nuova disciplina consegna una forte semplificazione con l’eliminazione delle causali soggettive e oggettive che consentivano il ricorso ai voucher, sostituite con un limite di carattere economico. Praticamente, in base alle nuove regole che sono operative dal 18 luglio 2012 (da intendersi «per i voucher acquistati a partire da tale data»), è possibile attivare sempre e comunque lavoro accessorio tenendo conto esclusivamente del limite di 5 mila euro, nel corso di un anno solare; tale limite però, mentre originariamente andava quantificato in relazione all’attività prestata nei confronti del singolo committente, oggi va riferito al compenso massimo che un lavoratore accessorio può percepire in un anno solare, a prescindere dal numero di committenti.

Ciò determina, evidentemente, una contrazione al guadagno possibile del lavoratore: posto che A, B e C siano tre diversi committenti, Tizio fino a prima della riforma Fornero poteva incassare 6.600 euro da ciascuno di tre committenti A, B e C, cioè 19.800 euro (6.600 euro il valore dei voucher che, considerando gli oneri accessori relativi a contributo Inps, premio Inail e costo di gestione, consentiva il rispetto del tetto di 5 mila euro di compenso); oggi, invece, può incassare al massimo 5 mila euro (ossia 6.600 euro), tenendo conto di quanto riceve da A, da B e da C.

Imprese e professionisti. Alcune particolarità vigono con riferimento alle attività che siano rese nei confronti dei committenti imprenditori commerciali o professionisti.

Infatti fermo restando il limite di 5 mila euro complessivo per anno solare, è altresì previsto che «nei confronti dei committenti imprenditori commerciali o professionisti, le attività lavorative (_) possono essere svolte a favore di ciascun singolo committente per compensi non superiori a 2.000 euro, rivalutati annualmente (_)».

Ciò vuol dire che quando il committente sia un imprenditore commerciale o un professionista, la prestazione nei suoi confronti non potrà dar luogo a compensi maggiori di 2 mila euro di voucher.

In merito all’espressione «imprenditore commerciale», il ministero del lavoro (circolare n. 4/2013) ha precisato che con essa si deve intendere qualsiasi soggetto, persona fisica o giuridica, che opera su un determinato mercato, senza che l’aggettivo «commerciale» possa in qualche modo circoscrivere l’attività di impresa.

I nuovi buoni lavoro. Un’altra novità importante della nuova disciplina del lavoro accessorio riguarda i voucher, ossia i buoni che servono a retribuire i lavoratori. Infatti, è stabilito che i carnet siano «orari, numerati progressivamente e datati»; e che inoltre il loro valore nominale venga fissato con decreto del ministero del lavoro «tenuto conto delle risultanze istruttorie del confronto con le parti sociali».

La nuova disciplina, ha spiegato il ministero del lavoro (circolare n. 4/2013) cambia anzitutto il criterio di quantificazione del compenso del lavoratore accessorio che, da una «negoziazione» in relazione al valore di mercato della prestazione, passa a un «ancoraggio» di natura oraria parametrato alla durata della prestazione stessa, così da evitare che un solo voucher, attualmente del valore di 10 euro, possa essere utilizzato per remunerare prestazioni di diverse ore. Resta evidentemente salva la possibilità di remunerare una prestazione lavorativa in misura superiore rispetto a quella prevista dal legislatore corrispondendo, per esempio, per un’ora di lavoro anche più voucher. Ad analoghe esigenze accertative soccorrono, aggiunge il ministero, anche le precisazioni in ordine al fatto che i voucher siano «numerati progressivamente e datati», atteso che la data in particolare consentirà di verificare se i voucher sono utilizzati in relazione al periodo evidenziato. A proposito, considerata la natura preventiva della comunicazione sull’utilizzo del lavoro accessorio, per consentire la massima flessibilità sia del voucher telematico sia di quello cartaceo, il riferimento alla «data» non può che implicare che la stessa vada intesa come un «arco temporale» di utilizzo del voucher non superiore ai 30 giorni decorrenti dal suo acquisto.

Periodo transitorio. La nuova disciplina, come detto, si applica ai buoni (voucher) acquistati dal 18 luglio 2012. A quelli già acquistati prima del 18 luglio 2012, che potranno essere spesi entro il 31 maggio 2013, continua ad applicarsi la precedente disciplina anche e soprattutto in relazione al campo di applicazione (ciò significa che valgono le distinzioni di attività per lavoratori e committenti, per importo, per periodo ecc.). Per il ministero del lavoro, inoltre, ne consegue pure che tali buoni (acquistati prima del 18 luglio) non vanno conteggiati ai fini del raggiungimento dei nuovi limiti di 5 mila e di 2 mila euro, e che rispetto a essi non sussiste alcun vincolo di parametrazione oraria.

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