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Voucher, doppia mossa fissato il referendum un decreto per evitarlo

Il referendum appena fissato, è già in bilico. Il Consiglio dei ministri fissa la data della consultazione targata Cgil su voucher e appalti: si terrà il 28 maggio. Si terrebbe, è il caso di dire, se la normativa contro la quale si è scagliato il sindacato e una buona fetta della sinistra (extra Pd) dovesse restare nella sua versione attuale. Ma così non sarà.
Il gov erno Gentiloni è già al lavoro per cambiare in blocco e in tempi assai rapidi la disciplina, col sostanziale ridimensionamento dello strumento voucher esteso dal Jobs Act. La possibilità di ricorrere ai buoni lavoro verrà pressoché azzerata per le aziende e limitata all’uso familiare- domestico. Questo depotenziamento di fatto renderebbe vano lo stesso referendum. E infatti l’obiettivo di Palazzo Chigi è quello di superare entrambi i quesiti attraverso un decreto (anche quello in materia di appalti). A quel punto – ma solo dopo la conversione in legge in Parlamento – la Cassazione potrà annullare il referendum, benché sia stato già fissato. Operazione che generalmente richiede un’istruttoria di una quindicina di giorni. Insomma, c’è tutto il tempo per cancellare la consultazione entro aprile.
Il percorso è ormai segnato ed è stato al centro del vertice di ieri sera a Palazzo Chigi presieduto dal premier Gentiloni, con il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, i capigruppo Pd, Luigi Zanda ed Ettore Rosato, e il presidente della Commissione Lavoro, Cesare Damiano. Entro oggi alle 16 i dem in commissione presenteranno emendamenti che recepiranno le nuove direttive del governo. Il testo prodotto e approvato in commissione domani sarà poi fatto proprio dal governo. Forse già venerdì, se davvero (ancora non scontato) il Consiglio dei ministri farà in tempo. Al più la prossima settimana. Poi la parola passerà alla Camera e al Senato per la conversione. «Lavoreremo per correggere le norme oggetto del referendum», conferma Gentiloni incontrando i deputati dem in serata.
«Se il governo riterrà di adottare il testo emendato e trasformarlo in decreto, bene», spiega Damiano a fine vertice. «Il testo base prevede già una radicale revisione dell’attuale normativa, nel senso che limita molto l’uso dei vaucher che tornano ad essere utilizzabili solo per lavori occasionali e accessori. Potranno essere utilizzati solo dalle famiglie e dalle imprese individuali senza dipendenti. Resteranno escluse – conclude il presidente della commissione – tutte le altre imprese e la pubblica amministrazione. Ma non sarei contrario a escludere tutte le imprese». Ed è appunto l’indirizzo che dà il governo per evitare qualsiasi rischio in Cassazione.
La segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, insiste invece perché la consultazione si tenga («Avanti con la campagna») e venga accorpata alle amministrative di primavera: si risparmierebbero 300 milioni di euro. E come lei la pensano i bersaniani di Mdp e quelli di Sinistra italiana, oltre che il M5S. Ma sul referendum incombe il colpo di spugna.

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