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Voucher digitalizzazione, imprese in retromarcia

Il voucher digitalizzazione non convince, l’incentivo troppo basso fa scappare le imprese. Dei 342 milioni di euro complessivamente stanziati e assegnati alle imprese, ben 156 milioni di euro tornano indietro al ministero dello Sviluppo economico poiché i beneficiari non ne hanno richiesto l’erogazione. È lo stesso ministero a certificare questi numeri, attraverso l’approvazione del decreto direttoriale 7 agosto 2019 che ha ufficializzato gli elenchi delle imprese decadute dall’incentivo per rinuncia o per mancata richiesta di erogazione. Quindi ben il 45% dei fondi assegnati non è stato poi erogato alle imprese e viene tecnicamente disimpegnato.

Fine di una storia travagliata. La misura è stata dapprima introdotta attraverso il dl 145/2013, convertito, con modificazioni, dalla legge 9/2014. Sin dall’inizio, la misura ha suscitato un forte interesse nelle piccole e medie imprese potenzialmente beneficiarie. Per giungere al decreto attuativo è stato necessario attendere fino al 23 settembre 2014, ma, a questo punto, la misura è rimasta bloccata per la difficoltà di reperire le risorse utili alla sua attuazione su tutto il territorio nazionale. Basti pensare che solo a ottobre 2017, dopo ben tre anni dal decreto attuativo, è stato approvato il decreto direttoriale che ha definito le modalità e i termini di presentazione delle domande di accesso alle agevolazioni, mettendo in gioco risorse complessive per 100 milioni di euro. La presentazione delle domande, avvenuta tra la fine di gennaio 2018 e l’inizio di febbraio 2018, aveva portato ad un exploit assoluto: oltre 90 mila le istanze ricevute dal ministero.

A questo punto, considerando che la normativa prevedeva il riparto dei fondi tra tutte le istanze valide, il ministero aveva reperito ulteriori 242 milioni di euro per risollevare l’importo del contributo concesso su percentuali intorno al 30-40% di quanto richiesto al centro-nord e riallineare la richiesta e la concessione nelle regioni del Sud. A marzo 2019 è scaduto il termine concesso alle imprese per presentare la richiesta di erogazione del contributo assegnato, comprovando il sostenimento delle spese per il quale era stato concesso. Il recente decreto di disimpegno fotografa il risultato finale dell’incentivo: è facile presumere che per le imprese ubicate nel centro nord l’importo assegnato sensibilmente inferiore rispetto a quanto richiesto abbia portato le stesse ad abbandonare l’istanza e, di conseguenza, gli investimenti.

I contenuti del voucher. L’intervento aveva l’obiettivo di sostenere, tramite contributi in forma di voucher di valore non superiore a 10 mila euro e nella misura massima del 50% del totale delle spese ammissibili, l’acquisto di software, hardware o servizi. Sono stati finanziati progetti per il miglioramento dell’efficienza aziendale, per la modernizzazione dell’organizzazione del lavoro tramite l’utilizzo di strumenti tecnologici e forme di flessibilità, tra cui il telelavoro, lo sviluppo di soluzioni di e-commerce, nonché la connettività a banda larga e ultra-larga. I progetti hanno anche mirato al collegamento alla rete internet mediante la tecnologia satellitare, attraverso l’acquisto e l’attivazione di decoder e parabole, nelle aree dove le condizioni geomorfologiche non consentivano l’accesso a soluzioni adeguate attraverso le reti terrestri o laddove gli interventi infrastrutturali risultavano scarsamente sostenibili economicamente o non realizzabili.

Infine, sono state finanziate anche spese per la formazione qualificata, nel campo Ict, del personale aziendale.

I contributi sono stati concessi in regime «de minimis» e, pertanto, rilevano ai fini del calcolo del relativo plafond triennale.

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