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Voto a giugno, l’azzardo di May «Per arrivare uniti alla Brexit»

Spazzare via gli ostacoli sul cammino della Brexit: con questo obiettivo dichiarato la premier britannica Theresa May ha convocato ieri le elezioni anticipate per il prossimo 8 giugno. Una decisione presa «con riluttanza», ha ripetuto due volte la leader conservatrice nel corso di un drammatico annuncio a sorpresa sulla soglia di Downing Street. L’ipotesi era stata infatti scartata fino a pochi giorni fa perché ritenuta non nell’interesse del Paese.

Cosa ha fatto cambiare idea a Theresa May? Probabilmente gli ultimi sondaggi che danno i conservatori avanti di oltre venti punti sull’opposizione laburista. Ma soprattutto la consapevolezza che con una maggioranza parlamentare di soli 17 deputati la strada verso la Brexit rischiava di farsi molto accidentata, visto che nei prossimi due anni sarà necessario affrontare tutta una serie di passaggi legislativi.

La premier è stata esplicita nel suo discorso e ha puntato il dito contro quelli che a suo dire hanno in mente di ostacolare l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea: «I laburisti hanno minacciato di votare contro l’accordo finale che raggiungeremo. I liberaldemocratici hanno detto di voler inceppare il lavoro del governo. I membri non eletti della Camera dei Lord hanno promesso di combatterci a ogni passo del cammino». Per non parlare degli scozzesi, pronti a far saltare tutto.

«Il Paese si sta unendo ma Westminster è divisa», ha concluso Theresa May. Che dunque si rivolge al popolo per chiedere un mandato forte che metta a tacere la guerriglia delle opposizioni. Ma che le dia anche una piattaforma più solida da cui negoziare con Bruxelles.

Un governo esposto a continui agguati parlamentari rischiava infatti di avere il fianco scoperto durante una trattativa che si annuncia aspra e difficile: con una solida maggioranza Theresa May conta di poter giocare tutte le sue carte con i partner europei avendo le spalle ben coperte.

Significativa la reazione dei mercati: la sterlina è schizzata in alto, toccando i massimi da febbraio (un rialzo che però ha provocato un calo di due punti percentuali della Borsa di Londra). Gli investitori hanno letto la mossa della premier come una svolta verso una Brexit «morbida»: finora Theresa May era ostaggio dell’ala dura del partito conservatore che reclama una rottura netta con l’Europa. Dopo il passaggio alle urne, una vittoria ampia consentirà alla premier di neutralizzare la corrente più euroscettica e imporre i propri termini del divorzio dalla Ue. Che a questo punto ci si aspetta essere graduale e consensuale.

Oggi Theresa May chiederà al Parlamento l’autorizzazione al voto anticipato rispetto alla scadenza del 2020. Occorre una maggioranza dei due terzi ma non si vede come l’opposizione laburista possa negare il ricorso alle urne. Per il partito che aveva governato per tre legislature con Tony Blair e Gordon Brown sarà comunque un suicidio politico: la leadership estremista di Jeremy Corbyn si è rivelata fallimentare e i laburisti rischiano di tornare ai livelli dell’anteguerra. La Gran Bretagna potrebbe quindi finire per trovarsi divisa fra due nazioni pressoché a partito unico: l’Inghilterra in mano ai conservatori e la Scozia in mano ai nazionalisti. Con una possibilità di frantumazione finale ancora più verosimile.

Luigi Ippolito

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