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Voto di scambio alla sbarra

Il «giro di vite» sui benefici (penitenziari) ai condannati per voto di scambio politico-mafioso diventa legge. E cadono le chance che i detenuti possano accedere al lavoro esterno, ai permessi premio, nonché alla gamma di misure alternative alla reclusione previste dal nostro ordinamento. È la commissione giustizia di Montecitorio ad approvare ieri pomeriggio, all’unanimità, in sede legislativa, senza cioè il passaggio in Aula, la norma (C 2719), già varata dai senatori che esclude chi ha ricevuto una condanna in base all’articolo 416-ter del codice penale da qualunque vantaggio che possa alleviare la propria permanenza dietro le sbarre. Una volta entrato in vigore dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, pertanto, il provvedimento restringerà notevolmente il perimetro d’azione nei confronti di coloro che sono stati riconosciuti colpevoli del delitto di scambio elettorale politico-mafioso: non godranno di alcun vantaggio carcerario e, contestualmente, verranno attribuite alla Direzione distrettuale antimafia le funzioni di pubblico ministero nei relativi procedimenti penali. L’inasprimento del trattamento processuale e penitenziario, «applicando il sistema del cosiddetto doppio binario, già previsto dall’ordinamento per l’associazione mafiosa ed altri reati connessi di particolare gravità e allarme sociale», dichiara la presente della II commissione, Donatella Ferranti (Pd), arriva a completamento di un quadro di potenziamento della punibilità di tale crimine.

È dell’aprile dello scorso anno, infatti, il via libera alla legge 62/2014, che ha ampliato l’ambito di applicazione, punendo chi accetta la promessa di procurare appoggi in cambio di denaro, e dando come contropartita «altra utilità», rendendosi disponibile a soddisfare interessi, o esigenze degli esponenti dell’organizzazione criminale; norma, però, finita nel mirino della Cassazione quattro mesi dopo, quando stabilì come le prove dovessero essere rafforzate, dovendo dimostrare che il candidato possa aver contato sul «concreto dispiegamento del potere di intimidazione proprio del sodalizio» malavitoso (si veda ItaliaOggi del 29/8/2014). D’ora in avanti, però, i condannati non potranno usufruire né di permessi premio, né di affidamento in prova, né di semi-libertà.

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