Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Voto di fiducia sulla giustizia “Evitiamo zone di impunità”

E ora, sul tavolo della giustizia, il premier Draghi mette la fiducia. Dal Consiglio dei ministri, senza alcuna opposizione neppure pentastellata, arriva un consenso pieno. È un’autorizzazione preventiva, per adesso. Che potrà diventare operativa se il confronto con M5S, che parla di «impunità» e chiede cambiamenti, dovesse mettersi male. Se ne riparlerà il 30 luglio, nel venerdì in cui è slittata la discussione sulla riforma alla Camera. Il presidente del Consiglio parla chiaro e mette paletti, e accanto a lui, in giacca rossa, la Guardasigilli Marta Cartabia condivide ogni sua parola. «Ho chiesto l’autorizzazione alla fiducia – dice Draghi – e questo significa che c’è un testo approvato all’unanimità dal Consiglio ministri, che siamo aperti e disponibili a miglioramenti di carattere tecnico. Se ci fossero, si tratterà di tornare in Consiglio per chiedere l’autorizzazione alla fiducia anche sui nuovi testi». E qui Draghi mette due paletti. Il primo: «Le modifiche devono essere di carattere tecnico e non stravolgano l’impianto ». Il secondo: «Modifiche condivise, non emendamenti presentati da una parte». La road map è tracciata. E su questa cammina la ministra della Giustizia per trovare un accordo su «un tema difficile, ma ineludibile ». Tecnicamente fornisce le ragioni della riforma: «La durata dei processi è un problema grave in Italia, il Pnrr ci chiede di ridurre i tempi del 25%, la Costituzione chiede la ragionevole durata». Cartabia riassume il percorso da quando siede in via Arenula: «Abbiamo cominciato a discutere il giorno dopo la nascita del governo, tutti hanno dato il loro apporto, tutti hanno chiesto di eliminare i punti difficili. È stata trovata una mediazione in Consiglio dei ministri ». Cartabia come Draghi considera il voto di due settimane fa, che M5S contesta, un punto da cui non si può tornare indietro. La ministra si fa carico delle preoccupazioni dei magistrati che lei stessa ha raccolto nel tour che sta facendo, da Milano a Catania a Napoli. «Viste le criticità di alcune corti di Appello vogliamo evitare che l’impatto della riforma provochi l’interruzione di procedimenti importanti». Promette alle toghe, ma anche a M5S: «Si stanno cercando accorgimenti tecnici».Nella giornata in cui, dalla sesta commissione del Csm, giunge un parere critico sulla riforma in cui si parla di «dubbia compatibilità del rimedio dell’improcedibilità con il principio di obbligatorietà dell’azione penale e con il principio di uguaglianza », Draghi ripete che «l’intento del governo non è l’impunità». E Cartabia aggiunge che quelle di M5S non sono provocazioni, ma «preoccupazioni da prendere seriamente in considerazione ». E spiega che quella sul tavolo «non è la riforma della prescrizione, ma una riforma complessiva della giustizia per evitare processi lunghi e l’impunità».Che effetto avrà la fiducia sulla trattativa con M5S? Per ora le bocce sono ferme, l’ala dura è contro il lodo Serracchiani (fino al 2024 gli Appelli possono durare tre anni anziché due). Ma Conte considera positivamente che anche il governo abbia preso atto delle difficoltà tecniche presenti nella riforma Cartabia, in particolare sul tema dell’improcedibilità. In questi giorni, l’ex premier è stato in costante contatto con Draghi e con la ministra. Sta lavorando per una mediazione, dando seguito a quell’approccio costruttivo ribadito lunedì nell’incontro con Draghi, con l’obiettivo di soddisfare il bisogno di giustizia da parte dei cittadini e insieme velocizzare i processi. Ovviamente Conte, anche con specifiche soluzioni tecniche, vuole evitare il rischio che centinaia di migliaia di processi possano andare al macero. L’ombra della giornata resta la bocciatura della riforma da parte del Csm, per ora passata in commissione con 4 voti su sei, compreso quello del presidente Fulvio Gigliotti, laico indicato da M5S. Si astiene Alessio Lanzi di Forza Italia, Loredana Micciché di Magistratura indipendente, ma sono a favore i due togati di Area, Elisabetta Chinaglia e Ciccio Zaccaro, e Sebastiano Ardita, sempre in accordo con Nino Di Matteo. Un giudizio netto, «un’ingiustificata e irrazionale rinuncia dello Stato al dovere di accertamento dei fatti e delle eventuali responsabilità sul piano penale, rispetto a un reato certamente non estinto». Che M5S userà per spingere le sue richieste.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Generali prepara una task force di consiglieri per rendere più condivisa e indipendente la gestazi...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La Federal Reserve vede un orizzonte sereno, perciò si prepara a ridimensionare gradualmente le mi...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il governo è pronto a varare nella riunione di oggi la manovra per sterilizzare il rincaro delle b...

Oggi sulla stampa