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Il voto agita i mercati Borsa giù, lo spread sale L’allerta di Mattarella

«Sono un arbitro ma appaio silenzioso solo perché i suggerimenti e le esortazioni, la persuasione insomma, funzionano meglio senza proclami in pubblico». Così davanti a una platea di studenti in visita al Quirinale ha parlato Sergio Mattarella, mentre si avvicina il referendum sulla riforma costituzionale e insieme crescono le preoccupazioni del Colle sugli effetti del voto. Ieri lo spread ha ballato al rialzo fino a 190 punti, la borsa di Milano ha chiuso in negativo (-2%) ed è stata una giornata nera soprattutto per alcuni istituti di credito, Mps in cima. Il tutto all’indomani dell’allarme del Financial Times sulle otto banche italiane a rischio fallimento.
Tutti segnali che al Quirinale lasciano col fiato sospeso su come i mercati, già in fibrillazione alla vigilia della consultazione, potrebbero reagire dopo le urne in caso di vittoria del No. Chiaro il messaggio lanciato dal capo dello Stato, con un riferimento al “dietro le quinte” che finora mai si era manifestato nei suoi discorsi: soltanto in apparenza Mattarella è silente, i «suggerimenti», le «esortazioni » rivolte ai duellanti non mancano. Ma secondo il suo stile, «l’opera di persuasione non si vede, ma è più efficace e funziona meglio senza ostentazione». Sono parole che aprono una finestra sul lavoro del Quirinale in queste ultime giornate complicate di campagna elettorale e soprattutto in vista del dopo. E cioè sulla riservatissima opera di “disinnesco” in cui è impegnato per scongiurare in particolare le tentazioni di elezioni anticipate, che affiorano anche fra i renziani in caso prevalga il No. Ecco perché Mattarella, anche nei colloqui di queste ore, sta provando a stringere i bulloni della legislatura per scongiurare Il clima di preallerta è confermato dal lungo colloquio alla Camera tra il fedelissimo sottosegretario renziano Lotti, considerato alfiere della linea dura sulle dimissioni del governo, e un parlamentare molto vicino a Mattarella, il presidente della commissione Difesa Francesco Saverio Garofani, invece molto cauto sullo scenario che rischierebbe di aprirsi con l’addio di Renzi.
Il richiamo di Mattarella, che al Colle si è raccontato agli studenti del sud, è andato anche a tutti quelli che, per le beghe fra i partiti, lo tirano continuamente in ballo per firmare o no questo o quel provvedimento, perché «le leggi le fanno il governo e il Parlamento, io controllo solo la loro costituzionalità». Cari ragazzi, ha risposto Mattarella ai giovani che volevano sapere com’è la vita di un presidente della Repubblica, «avete presente le partite di calcio? Quando il gioco si svolge regolarmente, senza falli e irregolarità, l’arbitro non si nota. Interviene soltanto per regolare quando le cose non vanno. Ecco, questo è un po’ il mio compito». Se invece il gioco si fa duro, più che il cartellino rosso, l’arbitro Mattarella ricorre «alla persuasione», un lavoro che «in larga parte non si vede», ma che è «la più importante attività del capo dello Stato ».

Umberto Rosso

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