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I voti dell’Ue a Roma, verso l’ok alla manovra

Sul piano tecnico le Previsioni economiche di primavera della Commissione europea, annunciate per oggi dal commissario Ue francese per gli Affari economici Pierre Moscovici, evidenziano le difficoltà soprattutto dell’Italia e della Francia. Ma sul piano politico, secondo le indiscrezioni della vigilia e al di là di decimali in più o in meno attribuiti dagli euroburocrati, non appaiono distanti dalla linea politica di compromesso già attuata al livello decisionale dell’Eurogruppo/Ecofin con i deficit eccessivi di Spagna e Portogallo, che è stata ribadita recentemente dal vicepresidente lettone della Commissione europea Valdis Dombrovskis e da Moscovici proprio per l’Italia. Prevede flessibilità di fatto nell’applicazione delle regole di bilancio nei Paesi ancora in difficoltà e richiami per chiederne il rispetto in prospettiva futura.

La sostanza l’ha fatta capire il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan alla vigilia del G7 dei ministri finanziari di oggi a Bari. «L’austerità è una parola che non si sente più da tempo — ha dichiarato Padoan —. Il problema è quello di conciliare la crescita con la sostenibilità della finanza pubblica, e quindi politica di bilancio ma anche riforme strutturali». Secondo il ministro, «il sistema Europa» intende rinnovarsi affinché «il benessere riprenda a distribuirsi diffusamente tra i cittadini europei». L’orientamento positivo di Bruxelles verso la manovrina dello 0,2% del Pil, elaborata da Padoan su richiesta della Commissione, scaturisce da questo contesto.

Dombrovskis e Moscovici hanno anticipato il via libera, che dovrebbe arrivare in questo mese insieme a richiami sugli squilibri macroeconomici e a un rapporto tecnico sul maxi debito. A Bruxelles intendono far capire a Roma quanto siano consapevoli della difficile situazione economica dell’Italia. E quanto si aspettino in autunno maggiore impegno nel rispetto dei vincoli europei per il 2018, che appare non facile in un Paese gravato dal mancato contenimento dell’indebitamento, bassa crescita, alta disoccupazione, crediti deteriorati del sistema bancario, ritardi di competitività e nelle riforme. L’Istat ha reso nota una contrazione dello 0,3% della produzione industriale nel primo trimestre 2017 (nonostante un +0,4% a marzo), che potrebbe frenare la già moderata crescita del Pil nello stesso periodo, dopo l’incoraggiante aumento dell’1% registrato nel secondo semestre 2016. Gli euroburocrati, che secondo indiscrezioni stimerebbero la crescita in leggera risalita all’1% e deficit (2,2-2,3%) e debito (133%) in stabilizzazione, avrebbero anche individuato investimenti inferiori rispetto a quelli promessi per ottenere maggiore flessibilità di bilancio.

Ivo Caizzi

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