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Von der Leyen porta a Roma la pagella per il Recovery e avverte: un percorso duro

Il giallo canarino della giacca di Jep Gambardella si riflette sui volti di Mario Draghi e Ursula von der Leyen. Il volto enigmatico della Grande bellezza sovrasta i due leader sul set di Cinecittà. La presidente della Commissione europea si ferma un attimo a osservare la gigantografia, poi sceglie l’italiano per dire «grazie Mario» e promuovere pubblicamente il Recovery plan dell’Italia: «Sono qui a dire che avete il nostro appoggio totale. Il vostro piano è ambizioso e lungimirante». Il premier incassa. E rilancia, indicando il bersaglio grosso del futuro: rendere permanente il finanziamento sui mercati di un debito comune europeo. «Se l’attuazione del piano va in porto – si espone , sfidando gli umori dei falchi del Nord Europa – sono certo che alcune parti dello sforzo fatto dai Paesi Ue e dalla Commissione rimarranno strutturali. Abbiamo una grande responsabilità». Significa attuare al meglio i progetti, questa è «la sfida». «I soldi – ricorda l’ex banchiere centrale – devono essere spesi tutti, ma soprattutto bene. In maniera efficiente, efficace, ma anche con onestà».Tutto è congegnato per regalare magia all’evento. Il Recovery, in fondo, è stata la scintilla che ha determinato la caduta di Giuseppe Conte e l’avvento di Draghi. Fasci di luce sparati verso l’alto disegnano lo sfondo della conferenza stampa, preceduta da una visita di von der Leyen negli studi cinematografici a sud-est della Capitale. La Presidente della Commissione ricorda Marcello Mastroianni, il premier racconta la genesi della scelta: «È un luogo simbolico. Qui nel dopoguerra il nostro cinema raccontava gli stenti, poi il lavoro e infine l’entusiasmo delle famiglie italiane. Oggi è una giornata di orgoglio per il nostro Paese. Celebriamo l’alba della ripresa dell’Italia».Una foto immortala la consegna della valutazione con cui la Commissione certifica il via libera al progetto italiano, centrato su digitalizzazione ed economia verde. La presidente ammette che la battaglia italiana contro al pandemia ha «ispirato un intero continente, mostrando qual è il vero significato della solidarietà ». Ora questo stesso continente consegna a Roma fondi con cui riplasmare il Paese. Entro quattro settimane, allora, il Consiglio e poi l’Ecofin del 13 luglio daranno il via libera all’erogazione della prima tranche delle risorse del Next generation Eu, pari a 24,89 miliardi (su un totale di 191,5 miliardi promessi all’Italia). Si tratta di denaro che l’Europa ha già iniziato a reperire sui mercati e che continuerà a rastrellare a giugno. Il “bonifico” per Roma dovrebbe partire entro fine luglio, al massimo i primi di agosto. «Abbiamo messo insieme un piano di riforme e di investimenti ambiziosi – plaude Draghi – che puntano a rendere l’Italia un Paese più giusto, più competitivo e sostenibile nella sua crescita. Decisivo è stato il sostegno delle forze politiche, degli enti territoriali e delle parti sociali».E però, dietro la soddisfazione del momento non mancano segnali chiari che indicano la portata della sfida per l’esecutivo guidato da Draghi. Col so rriso, von der Leyen ricorda a tutti che i soldi sono suddivisi in tranche. E che nulla, dunque, è scontato. «Il via libera di oggi – sottolinea non a caso la presidente – è l’inizio di un’attuazione che sarà dura. Dovremo lavorare e la Commissione sarà accanto a voi passo passo. Un’Italia più forte rende l’Europa più forte». Significa che Bruxelles vigilerà. Valuterà l’avanzamento dei progetti. Dovrà tenere in considerazione le pressioni delle capitali rigoriste. E significa pure che guarderà alle prossime riforme.Il primo a prometterle è Draghi, a dire il vero, ricordando l’agenda: entro giugno la delega su appalti e concessioni, a luglio la legge sulla concorrenza. A giorni, inoltre, dovrebbe andare in consiglio dei ministri la riforma della giustizia (materia rovente per la vasta maggioranza che sostiene l’esecutivo). «Intendiamo procedere alla massima velocità», assicura il presidente del Consiglio. E d’altra parte anche von der Leyen ribadisce che le riforme sono la chiave per sostenere la ripresa economica: «È cruciale tagliare le farraginosità della burocrazia e riformare la giustizia».Il passaggio, insomma, resta delicato. «Sì. è vero – conferma il premier – c’è sicuramente il rischio che, come accaduto in passato, il piano si risolva in un annuncio, con fondi molto ingenti che non sono stati spesi». Ma stavolta di diverso c’è, aggiunge convinto, «la volontà politica di fare» e «la capacità amministrativa di farlo».

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