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Von der Leyen: «Il mio patto verde: come uno sbarco sulla Luna per l’Ue»

MILANO «Non abbiamo ancora tutte le risposte. È l’inizio di un viaggio. Ma questo è il momento dell’arrivo sulla Luna per l’Europa». Con un po’ di enfasi la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha presentato ieri a Bruxelles al Parlamento Ue l’European Green Deal, la strategia per far diventare l’Europa il primo continente climaticamente neutro entro il 2050 e che trasformerà in modo sostanziale l’economia, attraverso proposte legislative e strumenti finanziari. Oggi la presidente lo illustrerà ai capi di Stato e di governo durante il Consiglio Ue e il vicepresidente esecutivo Frans Timmermans lo farà a Madrid alla Cop25.

Cinquanta «azioni» che dovranno essere messe in campo nei prossimi due anni e che puntano a tagliare le emissioni (alzando l’obiettivo al 2030 dall’attuale 40% al 50-55% rispetto al 1990), creare nuovi lavori verdi e dare una spinta all’innovazione. La transizione toccherà tutti i settori dell’industria, non solo quello dell’energia, anche i trasporti, la chimica, il tessile e l’agricoltura. È previsto anche un piano di finanza verde per spingere gli investimenti. La Commissione ha calcolato che servono 260 miliardi l’anno di fondi pubblici e privati. E ha proposto che l’Ue contribuisca con il 30% del fondo InvestEu con il rafforzamento del fondo di modernizzazione dell’Ets (il sistema di scambio di quote di CO2) e con la collaborazione con la Banca europea per gli investimenti (Bei).

Il piano è «molto ambizioso», ha spiegato Von der Leyen, e punta a «cambiare il nostro stile di vita per proteggere il pianeta. Lo dobbiamo ai nostri figli». Ancora a giugno gli Stati membri erano divisi sull’obiettivo della neutralità carbonica al 2050, cioè arrivare a emissioni zero raggiungendo un equilibrio tra le emissioni e l’assorbimento di carbonio. Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca, che dipendono fortemente dal carbone, erano contrarie. Oggi il tema tornerà sul tavolo del Consiglio Ue. Von der Leyen ieri ha sottolineato che dovrà essere una «transizione equa e inclusiva». Per questo «parte cruciale» del piano è il Meccanismo per una transizione equa, che punta a mobilitare fino a 100 miliardi di euro per aiutare i settori e le regioni europee più vulnerabili (e punta ad accontentare i Paesi dell’Est). Il nodo investimenti è tutt’altro che sciolto. Per portare avanti questa trasformazione dell’economia europea servono risorse ingenti e al momento non è ancora chiaro quanto la Ue potrà sborsare, mentre lo scorporo degli investimenti dal calcolo del deficit è stato rinviato a una prossima discussione. Il negoziato sul bilancio Ue per il periodo 2021-2027 è solo agli inizi e la proposta della presidenza finlandese che sarà discussa alla cena di stasera al Consiglio Ue non piace, per motivi diversi, alla maggior parte degli Stati.

I contenuti del Meccanismo per una transizione equa, di cui fanno parte anche il Just Transition Fund e il piano per gli investimenti sostenibili, saranno presentati a gennaio. Per l’Italia sarà importante capire a cosa potrà accedere: finora la Sardegna e la Puglia, più altre due regioni, sembrano rientrare nelle aree colpite dalla decarbonizzazione. Poi a marzo 2020 la Commissione presenterà una legge per emissioni zero al 2050, la strategia per l’economia circolare e quella per l’industria, per affrontare la doppia sfida della sostenibilità e della trasformazione digitale.

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