Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Von der Leyen incalza Johnson: impossibile l’accordo in 11 mesi

È con crescente nervosismo che l’establishment comunitario guarda alle prossime trattative con Londra in vista di un accordo di partenariato che deve servire a regolamentare i rapporti post-Brexit. Dietro ai sorrisi e ai complimenti reciproci, le posizioni di Londra e Bruxelles sono distanti, sia sui contenuti del futuro accordo commerciale sia sui tempi per negoziarlo, come ha dimostrato ieri un incontro a Londra tra la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il premier britannico Boris Johnson.

Parlando alla London School of Economics, la signora von der Leyen ha detto di prevedere «discussioni difficili» con il partner britannico in vista di un accordo di partenariato i cui contorni restano incerti. Ha anche avvertito che sarà impossibile per le parti chiudere «tutti gli aspetti» del negoziato entro il 31 dicembre di quest’anno, data in cui terminerà il periodo di transizione che inizierà il 31 gennaio, quando ufficialmente il Regno Unito lascerà l’Unione europea.

«Dobbiamo scegliere le priorità» sulle quali concentrare gli sforzi, ha aggiunto l’esponente politica tedesca. Da Zagabria, Andrej Plenkovic, il primo ministro della Croazia che dal 1° gennaio scorso ha assunto la presidenza di turno dell’Unione, ha usato toni non dissimili. «Non bisogna essere un mago» per capire che i tempi sono strettissimi. «Dobbiamo adottare un quadro negoziale che sia realistico». Il premier croato ha menzionato tra i settori prioritari per i Ventisette il commercio e la pesca.

A Bruxelles, i Paesi membri stanno mettendo a punto un mandato negoziale da affidare al capo-negoziatore Michel Barnier, chiamato a condurre le difficili trattative con Londra. Il nuovo mandato, oggetto di un difficile negoziato tra i Ventisette, potrebbe essere approvato dai ministri per gli affari europei in una riunione già prevista il 25 febbraio. Nel periodo di transizione, Londra continuerà a rispettare le regole comunitarie e a beneficiare del mercato unico, ma senza sedere nelle istituzioni europee.

Il Trattato prevede che un paese possa chiedere una proroga del periodo di transizione di due anni. Per ora, il premier Johnson l’esclude. Non vuole apparire come colui che ha chiesto Brexit il più velocemente possibile, ma poi è costretto a chiedere ai suoi partner nuovi margini di manovra. Downing Street ha insistito ieri per affermare che raggiungere un’intesa in pochi mesi è possibile con gli stessi obiettivi che ha delineato la signora von der Leyen: «Zero tariffe, zero quote e zero dumping».

La priorità del premier britannico è di chiudere la partita con l’Unione europea per dimostrare ai suoi elettori che la Gran Bretagna torna pienamente un Paese sovrano e non dovrà più sottostare alle regole comunitarie o contribuire al budget europeo. Tuttavia, secondo Bruxelles un accordo commerciale può essere raggiunto in pochi mesi solo se la Gran Bretagna accetta di allinearsi alle regole europee per garantire parità di condizioni, ad esempio su tutela dell’ambiente, diritti dei lavoratori e aiuti di Stato.

Il governo britannico però non intende restare allineato alle regole europee, sia per ragioni di immagine politica (sarebbe una Brexit a metà), sia per poter deviare dalle norme comunitarie e avere la libertà di concludere accordi commerciali bilaterali con Paesi terzi, Stati Uniti in primis. In un comunicato ieri Downing Street ha precisato che il premier Johnson vuole «un ambizioso accordo di libero scambio con l’Unione europea, non un allineamento».

Il rischio per il premier conservatore è che una posizione dura verso i Ventisette abbia un impatto negativo sulle imprese inglesi che dipendono dagli scambi con i partner europei e danneggi soprattutto l’economia delle regioni del Nord dell’Inghilterra, proprio quelle circoscrizioni un tempo laburiste che hanno sancito la vittoria dei conservatori alle elezioni tenute a dicembre.

Nel tentativo di ammorbidire la posizione europea, Londra sta minacciando di diventare una specie di Singapore sulla Manica, vale a dire un minaccioso paradiso fiscale alle frontiere dell’Unione europea, con tutte le conseguenze del caso per i Paesi membri. Il pericolo è di irrigidire oltre misura la posizione comunitaria. Le parti dovranno quindi trovare un delicato compromesso. Come, in che termini e con quale tempistica è ancora tutto da capire. Intervenendo su Twitter, il capo-negoziatore Barnier ha avvertito ieri che «i tempi sono stretti» per evitare una uscita catastrofica del Regno Unito dal mercato unico alla fine dell’anno.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Sono sessantasei i fascicoli di polizze infortuni in favore dei dirigenti di cui si sono perse le tr...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Questo shock senza precedenti potrebbe causare qualche vittima tra le banche». Un Ignazio Visco i...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Non sarà possibile avere il Recovery Fund in funzione dal primo gennaio 2021 e anche il Bilancio ...

Oggi sulla stampa