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Voluntary, spiragli di proroga «vera»

Sull’operazione di rientro dei capitali dall’estero spunta l’ipotesi di una proroga-bis lunga, con un provvedimento di natura legislativa pronto a decollare prima della chiusura della finestra per la regolarizzazione.
È questo l’esito di una giornata convulsa, quella di ieri, iniziata con la vibrante protesta dei professionisti e degli intermediari contro il provvedimento dell’Agenzia di lunedì sera, provvedimento che di fatto rimetteva in gioco due annualità (2008 e 2009) per l’accordo con il Fisco. La risposta delle Entrate alla marea montante di chi ha già presentato le istanze – circa 16mila – e si trovava a doverle integrare tra gigantesche difficoltà, è arrivata nel pomeriggio con una sostanziale ritrattazione. Per evitare guai con le Procure della repubblica – a cui le Entrate sono tenute a segnalare le voluntary disclosure più impegnative – non sarà più necessario portare i faldoni documentali del 2008 e del 2009, restando una semplice «facoltà» del contribuente fornire questi indizi (peraltro non più punibili sotto il profilo fiscale) ai magistrati, sotto forma di un più leggero «stato patrimoniale» al 31 dicembre 2008 e 2009.
Nella nota divulgata ieri pomeriggio per “emendare” il caos generato il giorno prima, l’Agenzia ha poi dissipato ogni dubbio circa la proroga amministrativa a tutto il 30 ottobre prossimo per le istanze di emersione dei capitali. Fermo il termine di legge del 30 settembre per la presentazione della domanda, il candidato all’emersione avrà tempo ancora un mese per integrare l’istanza e per allegare la relazione illustrativa. Di fatto significa che verranno tollerate le “prenotazioni” depositate prima del 30 settembre e documentate e illustrate entro il mese successivo.
Questa soluzione è in sostanza una via d’uscita che consente un po’ a tutti di prendere tempo: ai commercialisti quello minimo necessario per istruire le istanze e fare calcoli davvero complessi, agli intermediari per fornire ai clienti la documentazione, ai contribuenti candidati all’emersione per cogliere l’ultima chance di salire sul carro (comunque vantaggioso) della voluntary.
Ma soprattutto questo spazio di un mese e mezzo creato dal provvedimento di ieri è utile ora al governo per lanciare l’ultimo miglio della campagna voluntary disclosure e iniziare a raccoglierne i reali risultati di gettito.
Se è vero che a metà della scorsa settimana l’indice ufficioso della voluntary segnava tra i 15 e i 20 miliardi di capitali emersi – con un gettito ancora poco significativo, e il 70% delle istanze ancora fermo negli studi dei consulenti – è altrettanto incontestabile che i grossi candidati alla regolarizzazione (patrimoni da 10 fino ai 2-300 milioni) stanno emergendo solo a far data dal 2 settembre scorso, quando è entrata in vigore la legge sul “non” raddoppio dei termini di accertamento per chi rientra spontaneamente con i capitali. È ragionevole quindi attendersi una notevole impennata dei numeri di emersione e di gettito già dalle prossime settimane, rendendo così più plausibile – e digeribile anche all’interno della stessa maggioranza di governo – la ”ineluttabilità” di una voluntary-bis prima della fine del 2015.
Come sarà realizzata questa tappa è presto per dirlo, ma è chiaro che anche solo per arrivare all’approdo della Finanziaria di fine anno servirebbe il trampolino di un decreto legge, magari anche in un contesto di provvedimenti urgenti “omnibus”. Percorso ineccepibile, nel disegno di chi tira le fila delle voluntary, considerato che a questi ritmi di crescita (400 istanze al giorno presentate solo alla direzione regionale di Milano) nei prossimi tre mesi l’emersione potrebbe davvero raggiungere i livelli attesi dall’Agenzia. Nonostante sul punto non siano mai state rese pubbliche stime ufficiali, l’Erario si aspetta non meno di 80/90mila nuovi asset (tra privati e società) da sanare. E quando si parla di gettito, in questo contesto, bisogna sottolineare che a contare non è solo il “one-shot” dell’emersione, ma rilevano anche le imposte che da quel momento in poi raggiungeranno i capitali o rientrati fisicamente (finora una percentuale non superiore al 15%) ma anche gestiti e amministrati all’estero.
Quanto alla disciplina della eventuale voluntary-bis, l’ipotesi più accreditata è un leggero aumento delle penalità per chi ha atteso fino a quel momento per svelarsi.

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