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Voluntary senza ritocchi

La partita con il fisco sulla voluntary disclosure dovrà chiudersi entro il 31 dicembre 2016. Per tutti e per tutte le annualità. L’Agenzia delle entrate avrà 12 mesi in più di tempo per accertare il periodo d’imposta in scadenza a fine 2015 (nel caso più frequente il 2010, o 2009 in caso di omessa dichiarazione). Allo stesso tempo, però, gli uffici dovranno accelerare nella liquidazione delle annualità successive, ai fini di garantire «una trattazione unitaria delle istanze» e di garantire al contribuente «una data certa per la conclusione dell’intero procedimento». È quanto prevede il dl n. 153/2015, che ha prorogato i termini per aderire alla collaborazione volontaria e che sarà convertito definitivamente in legge dalla camera tra oggi e domani.

Ieri il governo ha infatti posto la questione di fiducia sul ddl di conversione, senza modifiche né emendamenti rispetto a quello licenziato dal senato. Nessuna sorpresa, quindi, nonostante le proposte di intervento avanzate da alcuni deputati del Movimento 5 Stelle (primo firmatario Daniele Pesco), volte in particolare a prevedere il raddoppio automatico dei termini di accertamento per i «ritardatari» della voluntary e a eliminare la deadline di fine 2016.

Rispetto al testo approdato in G.U. sono pertanto tre le novità del decreto, tutte apportate in senato. La più importante è quella che attribuisce la competenza alla gestione delle istanze presentate per la prima volta dopo il 10 novembre 2015 a una specifica articolazione dell’Agenzia individuata da quest’ultima con specifico provvedimento. Cosa che in realtà è già avvenuta, dal momento che il 6 novembre scorso (pur con il decreto ancora in fase di conversione) le Entrate hanno scelto il Centro operativo di Pescara. Un ulteriore provvedimento sarà poi emanato dopo la pubblicazione della legge, sia per assegnare al Centro le ulteriori attribuzioni per la gestione sia per consentire ai contribuenti di effettuare il contraddittorio presso altre sedi dell’Agenzia più vicine al proprio domicilio.

Il secondo intervento riguarda le pensioni svizzere non dichiarate. In sede di disclosure, anche se l’incasso non è avvenuto tramite un intermediario residente, si applica la stessa regola fiscale prevista per le rendite «canalizzate» mediante una banca italiana, con una tassazione al 5%. La norma prevede ora che il meccanismo opera pure per le prestazioni «erogate dai diversi enti o istituti svizzeri di prepensionamento». Da ultimo, l’esonero dal quadro RW previsto in favore dei lavoratori frontalieri per il conto corrente estero su cui sono accreditati lo stipendio o altri emolumenti sarà esteso anche agli eventuali cointestatari o beneficiari di procure e deleghe sul conto stesso. «Il provvedimento è da concludersi al più presto», spiega il relatore Giovanni Sanga (Pd), «perché la voluntary disclosure è in corso da mesi e non deve essere interrotta per gli aspetti legati alla proroga. Ne va della certezza del diritto».

Le istanze trasmesse all’Agenzia nel frattempo hanno raggiunto quota 80 mila, facendo emergere circa 7,5 miliardi di euro di maggiore imponibile e assicurando un gettito stimato dall’amministrazione finanziaria in 2,5 miliardi di euro (sanzioni e interessi inclusi).

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