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Voluntary senza penalizzazioni

La riapertura della voluntary disclosure alla verifica delle sanzioni applicabili : non potrà essere infatti penalizzato chi, con il ravvedimento operoso, ha già sanato o sta sanando il periodo di imposta 2014. Tenendo in considerazione, peraltro, che ai fini del ravvedimento stati come la Svizzera sono da considerare ancora in black list. Inoltre, l’annunciata nuova tornata di disclosure (si veda ItaliaOggi del 13/9/2016) potrà essere l’occasione per correggere alcune «storture» della prima versione, come, ad esempio, il mancato riconoscimento delle imposte estere eventualmente pagate che sono invece pacificamente oggetto di riconoscimento con le sanatorie a regime. Sono questi alcuni degli aspetti sui quali iniziare a ragionare, sia da un punto di vista teorico che pratico, in relazione a quella che sembra ormai una circostanza scontata quale la riapertura della procedura di voluntary disclosure con inclusione del periodo di imposta 2014.

Il primo tema è quello delle sanzioni che si renderanno applicabili. Va ricordato, infatti, che nell’operazione VD gli stati con i quali l’Italia ha concluso gli accordi (ad esempio la Svizzera, stato con il quale l’accordo è stato ratificato dalla legge n. 69 del 2016) erano a tutti gli effetti da considerare come white list e, dunque, beneficiavano di fatto di una sanzione pari all’1,5 % annua da ridurre ad un terzo in fase di definizione. Nella normalità, invece, laddove venga posta in essere una sanatoria «ordinaria» quale quella disciplinata dal ravvedimento operoso nell’ambito del periodo di imposta 2014, la sanzione base è del 6 per cento e che, attraverso le disposizioni di cui all’articolo 13 del dlgs n. 472 del 1997, può essere ridotta a un ottavo del minimo laddove la presentazione del quadro RW avvenga entro il prossimo 30 settembre 2016. Ed è dunque questo uno dei punti che dovrà essere regolato con attenzione in quanto, appare logico ipotizzare che non potrà essere disciplinato un regime eccessivamente premiale per chi ha atteso la riapertura avendo avuto la possibilità della prima voluntary e, in generale, del ravvedimento operoso. Un punto tecnico, dunque, delicato anche in considerazione della ormai prossima scadenza dichiarativa del 30 settembre. In altri termini dovranno essere bilanciate le esigenze di recupero del gettito in considerazione del fatto che, evidentemente, si ritiene che sussistano ancora molte posizioni suscettibili di sanatoria e un equilibrio nella determinazione delle sanzioni considerando il comportamento seguito dai contribuenti. Resta poi da comprendere se la riapertura presupponga un inserimento a «regime» della sanatoria fermo restando che da un punto di vista strettamente tecnico la procedura di voluntary è disciplinata nell’ambito del decreto legge n. 167 del 1990 cioè la norma che, a regime, regola il monitoraggio fiscale. Con, ulteriormente, una complicazione che potrebbe essere rappresentata dalla necessità di «distinguere» le sanatorie rispetto a quella già oggi esistente a regime quale il ravvedimento operoso.

Altre questioni che sarebbero meritevoli di una analisi in occasione della riapertura della sanatoria sono invece più eminentemente tecniche nel «merito». Per alcuni aspetti, l’auspicio è vedere l’eliminazione di alcune storture che si sono evidenziate nella prima tornata della sanatoria. Una ipotesi potrebbe essere quella del riconoscimento delle imposte pagate all’estero dal contribuente sui redditi di diversa natura che hanno formato oggetto di dichiarazione attraverso la procedura di collaborazione volontaria. Di fatto, la posizione dell’Agenzia delle entrate si è incardinata sul non riconoscere le imposte in questione quanto, la stessa amministrazione finanziaria, nei propri documenti di prassi illustrativi delle disposizioni di cui all’articolo 165 del Tuir ha espressamente affermato il contrario. Infatti, nella circolare n. 9 del 2015, viene affermato come la dichiarazione integrativa mediante ravvedimento operoso e con la conseguente dichiarazione del reddito estero non dichiarato comportava anche la possibilità di usufruire in termini di credito di imposta delle imposte pagate all’estero sul medesimo reddito. Di fatto, accedere alla voluntary disclosure nella medesima situazione si è rivelato penalizzante rispetto all’accesso al ravvedimento operoso pur con tutti i vantaggi indiretti contenuti nella procedura di collaborazione volontaria. Ma, in alcune ipotesi, si è trattato di un caso di palese doppia imposizione. Come pure sul tema società soci, dove, in alcuni casi, l’amministrazione finanziaria sembrerebbe non tenere conto della situazione che ordinariamente si sarebbe verificata in caso di dichiarazione dei relativi redditi. Cioè l’attribuzione di un reddito alla persona fisica al netto della imposizione subita e determinata nell’ambito della procedura di voluntary nazionale in capo alla società.

Duilio Liburdi

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