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Voluntary, semplificazione cercasi

Possibile già oggi il via libera definitivo del Senato alla conversione del Dl fiscale
Voluntary-bis in cerca di semplificazioni. È questa la richiesta che arriva da operatori ed esperti proprio mentre si stanno per stabilizzare le regole del gioco con l’approvazione definitiva del Dl fiscale da parte dell’Aula del Senato, che potrebbe arrivare già nella giornata di oggi.
Chiusa la finestra per interventi normativi in quanto il testo è arrivato «blindato» da Montecitorio – a meno di ritocchi nel Ddl di Bilancio solo formali e che non influiscano sul gettito atteso – l’attenzione si sposta sull’attuazione e sui chiarimenti che potranno arrivare dall’agenzia delle Entrate. Ad auspicarli sono stati i partecipanti alla tavola rotonda dedicata per l’appunto alla nuova voluntary disclosure che si è svolta ieri pomeriggio presso l’aula dei gruppi della Camera dei deputati. Nell’elencare le cifre della prima edizione dell’emersione dei capitali, Eugenio Della Valle, ordinario di diritto tributario alla Sapienza, ha messo subito in chiaro che il successo della versione «2.0» dipende da quanti decideranno di sana toria sul contante. Proprio a tale riguardo è stato ricordato come il testo del Dl fiscale approvato alla Camera abbia previsto una presunzione di imponibilità integrale in base alla quale si ritiene, salvo prova contraria, che contanti e valori al portatore derivino da redditi conseguiti, in quote costanti, da condotte di evasione fiscale commesse e quindi da tassare nel 2015 e nei quattro periodi d’imposta precedenti. Una modifica che «complicherà notevolmente i calcoli in caso di autoliquidazione delle imposte in quanto sarà necessario rideterminare i redditi di cinque annualità di imposta», secondo Dario De Santis, tax director presso Deloitte. E a tal proposito arriva la richiesta che l’agenzia delle Entrate possa rivedere la posizione espressa nella circolare 31/E/2015 (con cui era stato «escluso il ricorso allo strumento della autocertificazione facendo difetto, nel caso, la possibilità per l’amministrazione di controllare in alcun modo la veridicità di eventuali autodichiarazioni») in occasione della precedente sanatoria e possa riconoscere e accettare la dichiarazione sostitutiva rilasciata al professionista in riferimento all’attestazione delle modalità e circostanze di acquisizione del contante.
Mentre Riccardo Gabrielli, senior partner sempre presso Deloitte, ha analizzato anche il tema di quali sono i possibili vantaggi o svantaggi di un eventuale ricorso al ravvedimento operoso invece che alla voluntary «2.0», l’intervento di Bruno Assumma, ordinario di diritto penale all’università Federico II di Napoli, è stato totalmente incentrato sugli aspetti penalistici della procedura. «La voluntary-bis presenta luci e ombre perché l’incertezza può essere dietro l’angolo a livello allorché non si facciano le cose in modo lineare e puntuale. In presenza di dubbi – è stata la raccomnadazione arrivata dal docente universitario – occorre rivolgersi a un penalista specializzato in reati economici. Uno screening penalistico salva da rischi e da difficoltà che possono sorgere nell’adozione di questa procedura». Inoltre Assumma ha affrontato la spinosa questione del concorso del professionista nel reato commesso dal contribuente assistito. Un problema che sorge in quanto il concorso morale potrebbe concretizzarsi anche attraverso consigli o suggerimenti si fa nascere o si rafforza l’intento di commettere un illecito penalmente rilevante.
Altri spunti di riflessione sono arrivati da Stefano Ceccacci , responsabile fiscale del gruppo Unicredit. Si è posto l’accento pure sul tema del reinvestimento delle somme oggetto di regolarizzazione. Ma, in un contesto come l’ordinamento tributario italiano caratterizzato da un sistema di sanzioni amministrative molto pesanti e che non discerne tra i casi di fraudolenza e chi sbaglia, la voluntary è stata identificata come un passo avanti verso la normalizzazione nei rapporti tra amministrazione e contribuente su cui potrebbero innestarsi ulteriori elementi di rafforzamento anche attraverso il ruolo degli intermediari vigilati che può diventare un valore aggiunto nella procedura di emersione.

Giovanni Parente

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