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Voluntary a rischio flop

Dalla rottamazione delle liti pendenti un soccorso al flop annunciato della voluntary-bis. Con la definizione agevolata delle liti tributarie il governo punta a incassare 400 milioni di euro. Qualora però la sanatoria portasse in dote una somma maggiore, l’eccedenza sarà utilizzata per «compensare l’eventuale mancata realizzazione dei maggiori introiti di cui ai commi 575 e 633 della legge n. 232/2016», spiega la relazione tecnica alla manovra correttiva. Vale a dire, rispettivamente, il rinnovo dei diritti d’uso delle frequenze della telefonia mobile Gsm e soprattutto la riapertura dei termini per la collaborazione volontaria, partita sotto importanti aspettative in termini di entrata ma poi caduta nell’ombra. Si ricorda che il gettito ascritto nel bilancio dello stato della nuova voluntary disclosure è stato fissato a 1,6 miliardi di euro. La manovra, intanto, inizierà il suo iter dalla Camera, assegnata alla commissione bilancio, l’esame dell’aula è stato previsto per il 29 maggio.

L’articolo 11 del dl n. 50/2016 fornisce ai contribuenti la possibilità di chiudere i contenziosi in essere con l’Agenzia delle entrate. Anche per quanto riguarda i ricorsi pendenti in Cassazione. Per stimare gli effetti finanziari della «rottamazione» delle liti (che fa seguito a quella delle cartelle di Equitalia), i tecnici del Mef hanno dovuto operare una serie di assunzioni mai utilizzate in precedenza, proprio perché la nuova tornata di chiusura agevolata «si differenzia notevolmente dalle precedenti». Oltre a intervenire in un contesto dove ormai, con i numerosi istituti deflativi esistenti e la facoltà di conciliare fino al secondo grado di giudizio, i margini di manovra per proporre una chiusura straordinaria sono più ristretti che in passato.

Per stimare il possibile gettito, sono due le variabili da tenere in considerazione: la volontà dei contribuenti a chiudere la partita con il fisco e la loro solvibilità. Su quest’ultimo fronte, in un periodo che ancora risente degli effetti della crisi, «il dato orientativo che si può valorizzare può essere rappresentato dalla percentuale di ricorrenti in primo grado che versano direttamente il terzo dell’imposta dovuta provvisoriamente in caso di impugnazione». Percentuale, questa, pari negli ultimi quattro anni al 5%, ridotta in via prudenziale al 2,5% nel calcolo.

Una volta stabilito che aderiranno alla rottamazione delle liti 2,5 contribuenti su 100, è necessario applicare tale valore all’imposta potenzialmente definibile (pari alla maggiore imposta oggetto dei ricorsi non affidata a Equitalia, in totale 19,4 miliardi di euro). Per quanto riguarda la Cassazione, dove pendono i ricorsi più anziani, spesso facenti capo a società fallite o comunque oramai insolventi, la percentuale dei potenziali aderenti viene ridotta all’1,5%.

Il risultato finale parla di 410 milioni di euro di gettito atteso, prudenzialmente arrotondato a 400 milioni dal governo. Le maggiori entrate non affluiranno tutte quest’anno. La norma prevede infatti la possibilità per cittadini e imprese di pagare in unica soluzione o in tre rate trimestrali (di cui due in scadenza nel 2017 e una nel 2018).

«Tenuto conto che il valore medio delle controversie definibili risulta piuttosto elevato», spiega il Mef nella relazione tecnica alla manovra, «si stima che i pagamenti avvengano in maniera assolutamente prevalente con modalità rateale, sfruttando il numero massimo delle rate a disposizione». Pertanto, circa 320 milioni di euro, ossia l’80% del gettito atteso, sarà versato dai contribuenti entro il corrente anno, mentre i restanti 80 milioni nel 2018.

Valerio Stroppa

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