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Voluntary. Punto e a capo

La voluntary disclosure rischia di finire nel cestino. Che si tratti di un ingorgo di lavori parlamentari o della necessità di fare tabula rasa del provvedimento e riscriverlo, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, l’ipotesi di far decadere il decreto n. 4/2014 è sul tavolo del ministero dell’economia e potrebbe essere presa in considerazione nei prossimi giorni.

La strada per la conversione del decreto, parcheggiato alla commissione finanze della camera, da fine gennaio, si è fatta dunque improvvisamente molto ripida. Da un lato il provvedimento non piace ai professionisti e agli operatori, che in queste settimane, in audizione, non stanno mancando di sottolineare i lati deboli delle misure. Il decreto, poi, non piace anche ai deputati chiamati a esaminare e ratificare il provvedimento. A ItaliaOggi, il presidente della commissione finanze Daniele Capezzone ha infatti annunciato, lo scorso 13 febbraio, quali sarebbero potute essere le modifiche migliorative. Lavoro che, alla luce dell’ipotesi, che a ItaliaOggi non mancano di definire «tutt’altro che fantascienza», rischia di essere vanificato. Infine aperture sulla necessità di modifiche sono state dichiarate anche dall’amministrazione finanziaria. La scorsa settimana, infatti, Antonio Martino, capo dell’Ucifi (la speciale task force dell’Agenzia delle entrate che si occupa della gestione pratiche della voluntary disclosure), intervenendo a un convegno in Svizzera, si è detto possibilista sulle modifiche di carattere penale.

Gli interventi su quest’ultimo fronte, che renderebbero il provvedimento più appetibile, per chi deve maturare una scelta di adesione, vedrebbero la possibilità di una estensione della copertura dell’esimente penale per tutti i reati tributari e uno stop al meccanismo del raddoppio dei termini.

Il decreto legge sulla voluntary disclosure prevede, in buona sostanza, che in presenza dell’autodenuncia da parte del contribuente, su capitali illegalmente detenuti all’estero, è esclusa la punibilità per i delitti di cui agli articoli 4 (Dichiarazione infedele) e 5 (Omessa dichiarazione) del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74 mentre nei casi dei reati di cui agli articoli 2 (Dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti) e 3 (Dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici) del dlgs 74/200 le pene sono diminuite fino alla metà.

L’amministrazione finanziaria sul punto, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, concorderebbe nell’estendere l’esclusione della punibilità per tutte le fattispecie di delitto.

Sul secondo fronte della disposizione, il raddoppio dei termini, la voluntary disclosure prevede la possibilità di poter usufruire di tempi di accertamenti doppi rispetto a quelli normalmente previsti. Una modifica vista con favore sarebbe proprio quella di fermare il calendario delle verifiche prima, agli ordinari anni di accertamento (quattro/cinque).

Un’altra modifica, che aumenterebbe l’appeal del provvedimento, sarebbe quella legata a una forfettizzazione del carico tributario. Sul punto, Daniele Capezzone, presidente della commissione VI, si era detto disponibile al confronto parlamentare in sede di conversione del decreto.

Ma in molti hanno manifestato scetticismo sui margini di manovra alle modifiche considerato che la collaborazione volontaria, messa in piedi dal precedente esecutivo, risponde ai rigidi paletti fissati in sede Ocse.

La posta in gioco è elevata: le ricchezze stimate per difetto oltre confine ammontano a quasi 200 mld. L’esecutivo, mantenendo la tassazione ordinaria, punterebbe a un rientro o riemersione di circa 60-70 mld per un recupero di circa 20 mld di euro. Il decreto, lo ricordiamo, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 29 gennaio ed è già da un mese fermo di fronte alla commissione VI della Camera. Intanto i professionisti non stanno perdendo tempo perché, complici calcoli quasi diabolici, è complesso arrivare a una valutazione di convenienza per i clienti. Se la strada scelta dal governo fosse quella di lasciare decadere il decreto, per poi riscriverlo migliorato, e perché no, semplificato, coloro che ligi e diligenti hanno già aderito si troverebbero con il più classico dei cerini accesi.

Professionisti interpellati da ItaliaOggi si sono detti increduli di fronte a una ipotesi del genere che andrebbe a far decadere in maniera totale la copertura dal punto di vista penale (con la conseguente attivazione del procedimento di fronte alle procure della repubblica), tanto che un nuovo eventuale decreto non dovrebbe dimenticarsi una norma che facesse salvi gli effetti in vigenza del decreto legge prossimo alla decadenza. E quasi a farsi coraggio, di fronte a questo scenario, ricordano che, in assenza di voluntary disclosure, resta sempre in piedi la procedura di autodenuncia presso le direzioni regionali dell’Agenzia delle entrate, considerata l’antenato della sfortunata collaborazione volontaria 2014.

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