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Voluntary, prime domande

Per fare un bilancio è ancora presto, ma dopo circa una settimana dall’avvio della procedura di collaborazione volontaria sono già una ventina le istanze inviate per via telematica all’agenzia delle Entrate.
Nonostante la legge 186/2014 che ha istituito la voluntary disclosure sia entrata in vigore il 1° gennaio, sono servite alcune settimane per mettere a punto il provvedimento – previsto dalla legge – che contiene le istruzioni per la presentazione della domanda e il modello da utilizzare. Subito dopo l’arrivo delle istruzioni è stato attivato il canale telematico che deve essere utilizzato per la presentazione dell’istanza dal professionista o direttamente dall’autore della violazione.
Le circa 20 domande arrivate nel giro di una settimana dimostrano che, in attesa della messa a punto della procedura, i professioni e i loro assistiti si erano già mossi per la preparazione della complessa documentazione che va allegata al modello dell’istanza. In alcuni casi la fretta è motivata dalla necessità di depositare la domanda (e quindi mettersi in “salvo”) prima dell’arrivo di un accertamento. La disclosure, infatti, non può essere attivata se il richiedente «ha avuto formale conoscenza dell’avvio di accessi, ispezioni, verifiche e di qualunque altra attività di accertamento amministrativo o di procedimenti penali riferiti a violazioni che insistono sull’ambito oggettivo di applicazione della procedura», come si legge nelle istruzioni per la compilazione del modello.
Chi teme l’arrivo di un accertamento – come sarebbe per i clienti di Credit Suisse che detengono polizze sugli attivi finanziari – ha già presentato (o sta per presentare a breve) la domanda di disclosure, anche se manca ancora la firma definitiva dell’accordo tra Italia e Svizzera.
Se chi non ha fretta ha deciso di aspettare la ratifica dell’intesa che esclude la Svizzera dalla black list, chi invece teme l’arrivo di un accertamento ha giocato d’anticipo, forte del fatto che si beneficia dell’accordo anche se l’istanza viene presentata prima della firma. In ogni caso, poi, dalla presentazione del modello si hanno 30 giorni per integrare la documentazione. L’esclusione della Svizzera dalla black list rende l’operazione meno costosa.
Oltre ai soggetti in odore di cause ostative, stanno presentando la domanda di disclosure anche quelli che hanno patrimoni nei Paesi white list e quelli che non sono a rischio di sfociare nel penale.
Nella maggior parte dei casi, le istanze arrivate finora riguardano rientri di capitali di importo non particolarmente rilevante anche se dall’agenzia delle Entrate fanno sapere che c’è anche qualche istanza molto “pesante”.
Il grosso delle domande, comunque, arriverà nei prossimi mesi: dopo che i professionisti avranno ricostruito tutta la documentazione necessaria per ricostruire la “storia” del patrimonio detenuto all’estero, ma soprattutto dopo che l’agenzia delle Entrate avrà diffuso la circolare che dovrebbe chiarire una serie di dubbi interpretativi, tra cui anche quello relativo alle istanze presentate “a mano” prima che venisse attivato il canale telematico. La circolare dovrebbe arrivare nelle prossime settimane: l’Agenzia sta raccogliendo i dubbi a cui dare una risposta.
Altre importanti risposte dovrebbero arrivare dal decreto legislativo sulla certezza del diritto in scadenza a fine marzo, che dovrà sciogliere il nodo sul raddoppio dei termini penali. A questo filo sono appesi numerosi casi di disclosure.

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