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Voluntary, prescrizione lunga

Con la pubblicazione sul sito dell’agenzia delle Entrate delle bozze dei modelli da utilizzare per la procedura di voluntary disclosure, entra nel vivo l’operazione di collaborazione spontanea introdotta, in via provvisoria, dal decreto legge 4/2014.
I periodi accertabili
Per quantificare l’importo dovuto, occorre innanzitutto identificare quali periodi d’imposta sono ancora accertabili. A tal fine, in aggiunta a quelli normalmente “aperti”, occorre anche tener presente le disposizioni che comportano il raddoppio dei termini e cioè l’articolo 12 del Dl 79/2009 (per le attività detenuti in paesi in black list) e l’articolo 43, comma 3 del Dpr 600/73 (sussistenza di reati tributari ex Dlgs 74/2000). Soffermiamoci ad analizzare la seconda fattispecie poiché si sta consolidando l’orientamento giurisprudenziale di merito che disconosce l’operatività, in presenza di fatto penalmente rilevante, del raddoppio dei termini per l’accertamento fiscale di cui al citato articolo 43, comma 3 se il reato è prescritto.
Un’altra sentenza si aggiunge a quelle rese nel 2013 e negli anni precedenti con la peculiarità che si tratta di una sentenza della Commissione tributaria regionale della Lombardia, e dunque di un secondo grado di giudizio. La decisione 147/06/2013 conferma quella dei giudici di prime cure, ratificandone l’operato, che aveva portato all’annullamento dell’avviso di accertamento impugnato dal contribuente e riferito alle annualità 1999 e 2000. Il principio, condiviso nei due gradi di giudizio, è quello secondo cui «l’ampliamento dei termini (per l’accertamento) non è concesso alla mera comunicazione della notizia criminis all’autorità penale, ma al concreto esercizio dell’azione penale da parte del pubblico ministero». E come potrebbe il Pm esercitare l’azione penale in presenza di un reato non più perseguibile? È questo il (semplice) ragionamento che da più parti sta ricevendo consensi tanto in giurisprudenza che fra autori e commentatori. Tra le sentenze di merito che seguono questo orientamento si richiamano la Ctp di Lucca 102/2013, la Ctr dell’Umbria 237/11 e 41/2012, la Ctp di Ancona 102/2013 e la Ctp di Vicenza 824/2012.
La posizione del Fisco
Di diverso avviso è invece l’amministrazione finanziaria la cui posizione rimane ancorata ai principi elaborati dalla (criticata) ordinanza della Corte costituzionale (247/2011) in base alla quale è da escludersi che il raddoppio del termine per l’accertamento fiscale trovi ostacolo da un lato nelle cause di estinzione del reato e ciò alla luce della giurisprudenza di legittimità secondo cui l’obbligo di denuncia deriva dalla conoscenza degli elementi oggettivi del reato, indipendentemente da eventuali cause di estinzione o di non punibilità, il cui apprezzamento è riservato all’Autorità giudiziaria, e dall’altro nel fatto che, al momento della notizia criminis, sia già spirato il termine “ordinario” per l’accertamento stesso. Nello stato attuale delle cose occorre considerare che l’accertamento della prescrizione del reato, se è vero che deve essere espletato dalle competenti autorità penali, non preclude la conseguenza che, ricorrendo tale circostanza, il giudice tributario ne tenga conto ai fini della verifica sulla tempestività dell’attività di accertamento. In sostanza potrebbe non essere sufficiente al contribuente limitarsi a eccepire la prescrizione del reato se non viene poi portato a conoscenza dei giudici tributari il decreto di archiviazione dell’Autorità giudiziaria.
La verifica della prescrizione
Nel caso oggetto della sentenza della Ctr Lombardia i giudici hanno infatti deciso per l’annullamento dell’avviso dopo aver espletato tali verifiche che hanno consentito di constatare che «la denuncia penale è stata si presentata, ma che essa non sia stata presa in considerazione dal giudice penale, perché prodotta oltre il termine di prescrizione». Occorre però che l’amministrazione finanziaria produca in giudizio la denuncia penale per uno dei reati di cui al Dlgs 74/2000 e non si limiti ad accennare la segnalazione penale nell’avviso di accertamento. Ciò rileva sia ai fini della verifica della prescrizione sia al fine di consentire al giudice tributario di effettuare la “prognosi postuma” e cioè la verifica se l’ufficio abbia agito con imparzialità o abbia, invece, fatto uso pretestuoso e strumentale delle disposizioni denunciate, al fine di usufruire (ingiustamente) di un più ampio termine per l’accertamento. Anche quest’ultima è una elaborazione che trae origine dell’ordinanza della Consulta condivisa da recenti altre pronunce di merito.
Il raddoppio dei termini
L’istituto del raddoppio dei termini dell’accertamento di cui all’art. 43, comma 3 del Dpr 600/1973 è dunque tutt’altro che delineato e non possono escludersi ulteriori evoluzioni che potrebbero arrivare dalla delega fiscale con la quale è stata demandata al Governo la definizione della portata applicativa della disciplina del raddoppio dei termini, prevedendo che esso si verifichi soltanto in presenza di effettivo invio della denuncia ex articolo 331 del Codice di procedura penale entro un termine correlato allo scadere del termine ordinario di decadenza, fatti salvi gli atti già notificati alla data di entrata in vigore dei decreti legislativi. Per ora l’Agenzia non ha tenuto conto della prescrizione del reato e nella modulistica parte dall’anno 2003 (con dichiarazione omessa).

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