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Voluntary, parcelle variabili

Voluntary disclosure: studio che vai preventivo che trovi. Si parte da professionisti agguerritissimi che, forti di grandi e vaste strutture, propongono prezzi da outlet del rientro dei capitali con un 3.000 euro all inclusive, su tutto quello che c’è da fare, a studi di tradizione e boutique che ragionano solo su grandi patrimoni da regolarizzare, mettendo una sorta di asticella e selezione all’ingresso, partendo da un esame pratica da 25.000 euro per poi strutturare una parcella con molte variabili.

La ricognizione effettuata da ItaliaOggi sui costi professionali legati alla voluntary disclosure fa emergere una realtà davvero diversificata e complessa quasi quanto la procedura di collaborazione volontaria.

In molti casi si parte dal valore che il contribuente deve regolarizzare e far emergere. I professionisti, in queste situazioni, arrivano a chiedere una percentuale sul valore della regolarizzazione che decresce al crescere dello stesso valore. Uno schema come quello degli scaglioni dell’Irpef in buona sostanza. Le percentuali si muovono su una forbice tra il 2% e l’1% circa. Ogni situazione, però, è, ovviamente, storia a sé e potrebbe rappresentare delle differenze e delle peculiarità non solo nell’armistizio con il fisco ma anche nel compenso del professionista.

Ci sono, infatti, dei professionisti che prima di applicare gli scaglioni da voluntary fanno una prima scrematura su tre livelli: pratica easy, di media difficoltà o complessa. La struttura della pratica poi arriva a incidere anche per il numero dei professionisti coinvolti. Nei casi, in cui per esempio, si sfora nel penale, se ci si rivolge a uno studio che ha già al suo interno i diversi team la cosa si risolve nella parcella conclusiva mentre, in altri casi, in calce al preventivo è specificato che «voluntary disclosure con risvolti penali saranno oggetto di separata valutazione», stessa sorte per la presenza di cointestatari e/o obbligati.

Inoltre, visto che non esiste una voce del tariffario professionale legato alla collaborazione volontaria, in alcuni casi, l’applicazione degli scaglioni sul valore del rientro è ribaltato. All’aumentare del patrimonio da regolarizzare cresce anche la percentuale applicata, con compensi, per esempio per voluntary da 5 milioni di euro che sfiorano i 90 mila euro.

Non solo. Se il tempo è denaro, e spesso le tariffe dei professionisti sono orarie, anche in questo caso, la complessità della pratica, e il tempo impiegato per l’analisi, può influenzare ed essere considerata una importante variabile. In altri casi, invece, accanto alla percentuale sul rientro è applicata anche la tariffa oraria del professionista che segue il cliente.

Accanto dunque al costo di sanzioni amministrative o penali e al costo delle imposte sarà necessario considerare compensi professionali che possono avere dei range molto vari e diversificati. C’è chi, come detto in precedenza, forte di un’organizzazione vasta e capillare fa una politica tariffaria aggressiva offrendo un forfait di poche migliaia di euro tutto compreso per chi invece cuce su misura al cliente una tariffa che consideri tempo di studio della pratica, costi vivi di gestione della stessa pratica di assistenza e di completamento.

In alcuni studi è calcolato una sorta di fondo gestione pratica per la richiesta del recupero della documentazione, così come per i costi di eventuali traduzioni dei documenti o calcoli per la ricostruzione dei movimenti bancari. Accanto a questi, che sono costi in un certo senso prevedibili, poi, lo studio predispone un preventivo sulla storia dietro la voluntary in cui rientrano complessità, conoscenza e, perché no?, affinità o meno con il cliente.

La procedura consente di firmare un armistizio fiscale con l’amministrazione finanziaria regolarizzando i patrimoni illegalmente detenuti all’estero, pagando per intero le imposte e usufruendo di un forte sconto sulle sanzioni. Quello che richiede l’Agenzia delle entrate è una certosina e capillare ricostruzione della pianificazione fiscale elusiva compiuta dal contribuente. E a sentire i racconti dei professionisti in alcuni casi si tratta di ricostruzioni degne di un archeologo fiscale.

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