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Voluntary, occhio alla scadenza

La voluntary disclosure guarda ai periodi di imposta in scadenza. Se il termine per la contestazione del periodo di imposta ovvero per l’irrogazione delle sanzioni è prossimo alla decadenza, in deroga alla procedura prevista dalla legge, potrà essere notificato l’avviso di accertamento ovvero l’atto di contestazione delle sanzioni. Questo al fine di non perdere, da parte dell’amministrazione finanziaria, la potestà impositiva sugli anni in scadenza. Fermo restando, però, che la definizione degli atti dovrebbe comportare i medesimi benefici. Il primo elemento sul quale ragionare nell’esaminare la procedura di voluntary disclosure nella versione che emerge dall’ultima riformulazione dell’emendamento del relatore (si veda ItaliaOggi del 1° luglio 2014), è quello legato ai periodi di imposta sanabili. La norma parla delle violazioni alle disposizioni in materia di monitoraggio fiscale commesse sino al 31 dicembre 2013 e, dunque, la procedura in questione riguarda i periodi di imposta aperti sino a tutto il 2012. Ai fini delle imposte sui redditi e dell’Iva, però, il termine ordinario di accertamento di un periodo di imposta è quello quadriennale successivo alla presentazione della relativa dichiarazione. Pertanto il periodo di imposta 2009 scade, ai fini dell’accertamento, il prossimo 31 dicembre 2014. In caso di omissione della dichiarazione, entro la medesima data la decadenza riguarderà invece il periodo di imposta 2008. Posto che la procedura di disclosure è attivabile sino al 30 settembre 2015, è evidente come, in relazione ai periodi di imposta sanabili, la norma regola le vicende delle istanze presentate dopo il 15 settembre di ogni anno (quindi il 2014 ed il 2015), proprio in considerazione del fatto che, un’istanza presentata dopo quella data potrebbe riguardare un periodo di imposta ormai in scadenza. L’esame che deve essere effettuato dal fisco, poi, potrebbe non concludersi entro la fine dell’anno. La norma, quindi, prevede che, in mancanza della definizione dell’invito ovvero della definizione in adesione della posizione relativa alla disclosure, le Entrate, in relazione alla annualità in scadenza possono derogare ai termini di accertamento dei periodi di imposta, notificando nel contempo l’avviso di accertamento entro 90 giorni dalla ricezione della richiesta. Analoga ipotesi è formulata in relazione all’atto di contestazione delle sanzioni. Se l’indicazione della norma è chiara in relazione alla necessità di non far trascorrere inutilmente il termine di decadenza del periodo di imposta, la problematica riguarda la quantificazione delle somme dovute nel caso in cui siano dovute le imposte e non solo la sanzione prevista ai fini del monitoraggio fiscale. Il principio della disclosure non può essere in alcun modo oggetto di violazione, nel senso che i costi della definizione dovranno essere identici indipendentemente dal fatto che sia o meno compreso un periodo di imposta in scadenza. Da un punto di vista pratico la questione potrebbe essere più complessa. Si pensi, ad esempio, a un contribuente che formula una richiesta di disclosure basata sul principio della forfetizzazione tenendo conto che, alla fine dell’anno, la consistenza estera non supera i 2 mln di euro. In questa ipotesi le Entrate, per determinare le somme dovute per la collaborazione volontaria potrebbero decidere di procedere secondo le regole ordinarie per poi immaginare un’ ipotesi di conguaglio sui successivi periodi di imposta con il rischio, però, di avere già consolidato il debito relativo all’anno in scadenza. Ovvero, valutare la richiesta di forfetizzazione ma determinare le imposte in modo analitico per poi procedere a un ricalcolo successivo che tenga conto di quanto versato per quello specifico periodo di imposta. In ogni caso il risultato della procedura di collaborazione volontaria non può essere difforme a seconda del momento in cui si presenta la richiesta di definizione, il cui tempo di presentazione potrebbe anche essere influenzato dalla previsione normativa in relazione ai periodi di imposta vicini alla scadenza. In linea di principio, il problema potrebbe essere meno delicato con riferimento alle sanzioni in materia di monitoraggio fiscale tenendo conto che le stesse sono determinate in misura fissa. In questo caso, il problema potrebbe essere quello della individuazione della base sulla quale applicare la sanzione. La disposizione in questione troverà applicazione anche con riferimento alla procedura che interessa quei contribuenti che non hanno commesso violazioni rispetto alle norme in materia di monitoraggio ma che intendono sanare le violazioni interne.

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