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Voluntary multicontraddittorio

La voluntary disclosure avrà diversi livelli di contraddittorio: la semplice richiesta di chiarimenti rispetto a quanto evidenziato nella relazione di accompagnamento che ha natura esplicativa dei dati indicati nel modello, non precluderà la possibilità di ottenere il massimo livello di sconto sulle sanzioni. Quindi, soltanto nei casi in cui si attiverà la vera e propria procedura di accertamento con adesione, ad esempio, la riduzione delle sanzioni ai fini delle imposte sui redditi potrà essere di un terzo del minimo e non di un sesto. Sono queste le conclusioni alle quali si giunge sulla base delle indicazioni fornite dall’Amministrazione finanziaria nella circolare n. 10 del 2015 contenente i primi indirizzi in tema di voluntary disclosure.

 

La presentazione del modello e la relazione di accompagnamento. È stato più volte osservato come il «cuore» della procedura di voluntary è rappresentato dal contenuto della relazione di accompagnamento esplicativa dei dati, in fondo asettici, che sono contenuti nell’apposito modello di domanda di adesione. È proprio nella relazione, infatti, che dovrà essere data contezza di tutti gli elementi utili per la liquidazione delle imposte e delle relative sanzioni, sia quelle riferibili alle imposte che quelle relative alle violazioni afferenti la disciplina sul monitoraggio fiscale. Nell’ambito della stessa relazione, peraltro, sarà utile determinare in dettaglio gli importi dovuti muovendo, evidentemente, dalle dichiarazioni già presentate (se esistenti) provvedendo dunque a «ricalcolare» l’Irpef dovuta. Infatti, la fase di avvio della voluntary è, sussistendone i presupposti, quella di individuazione dei redditi non assoggettati a tassazione in Italia e che sono serviti per la costituzione delle attività estere. In linea di principio, peraltro, in questa ricostruzione dovranno essere seguite le regole ordinarie del Tuir. Ad esempio, se la disponibilità estera è stata costituita con somme derivanti dalla plusvalenza di cessione di una partecipazione, la regola è quella della tassazione prevista per i capital gain. Il principio è dunque che la relazione serve come elemento per determinare le imposte dovute in occasione della voluntary oltre che delle relative sanzioni. Sanzioni che, come noto, sono:

– calcolate nella misura edittale del 75% con riferimento alle imposte e la possibilità, in caso di definizione, di pagamento nella misura di un sesto del minimo;

– calcolate nella misura minima da disclosure per quanto riguarda le violazioni sul monitoraggio fiscale con la definizione a un terzo del minimo.

 

La liquidazione dell’Agenzia delle entrate e il pagamento delle somme. La norma è chiara nell’affermare come il pagamento avvenga sulla base della liquidazione effettuata da parte dell’amministrazione finanziaria (peraltro, come detto, potrebbe trattarsi di una sorta di liquidazione «guidata dalla relazione») in relazione a due «documenti» differenti:

– il primo è l’invito al contraddittorio, dove il pagamento deve essere effettuato entro il quindicesimo giorno antecedente alla data fissata per la comparizione. In questo documento confluiscono le imposte e le relative sanzioni collegate;

– il secondo è un atto di contestazione o di irrogazione sanzioni (presumibilmente utilizzato ai soli fini delle sanzioni sul monitoraggio fiscale) il cui pagamento deve avvenire entro i termini per la proposizione del ricorso.

Appare evidente come laddove il contribuente non sia d’accordo con la liquidazione effettuata dall’Agenzia delle entrate, si attiverà una vera e propria procedura di accertamento con adesione, con la conseguenza che le sanzioni (eventualmente rideterminate) dovranno essere corrisposte non più nella misura di un sesto del minimo ma di un terzo del minimo. Più complessa è l’ipotesi delle sanzioni relative al monitoraggio fiscale, fermo restando che, su tale aspetto, per i periodi di imposta sino al 2012 vi è un dato di riferimento che è quello di fine anno. Anche se, avvalendosi del comma 7 bis dell’articolo 16 del dlgs n. 472 del 1997, si può comunque ipotizzare il mantenimento dell’importo pari al terzo del minimo in caso di rideterminazione della sanzione sulla base delle deduzioni. La circolare n. 10 ha delineato, intelligentemente, una fase intermedia rispetto alla liquidazione e cioè quella della possibile richiesta di chiarimenti rispetto al contenuto del modello e della relazione di accompagnamento. Un livello di confronto, dunque, preliminare rispetto alla determinazione del quantum dovuto e che, di fatto, non inficia in alcun modo la possibilità di ottenere il massimo sconto sulle sanzioni. Nella sostanza, dunque, è proprio questa l’ipotesi che ci si deve augurare nel caso in cui l’Agenzia delle entrate non ritenga del tutto convincente il «calcolo» e la ricostruzione effettuata nella relazione di accompagnamento. Cioè l’attivazione di un percorso di confronto che prescinda dalla immediata liquidazione delle somme dovute e che consenta, in un momento successivo, di sfruttare pienamente le misure premiali in relazione alle sanzioni dovute sulla base della norma sulla disclosure

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