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Voluntary, l’80% delle domande in stand-by

Metà degli operatori interpellati dal Sole 24 Ore del Lunedì – commercialisti, avvocati, notai, consulenti e dirigenti di banca – dichiara che alla fine della scorsa settimana per meno del 10% dei propri clienti l’istanza era già stata trasmessa alle Entrate. E anche considerando i professionisti più avanti con il lavoro il “tasso medio” di invio si ferma al 22 per cento. Questo significa che le 15mila istanze presentate finora potrebbero diventare 70mila al 30 settembre, termine attualmente previsto per l’invio.
Ci sono, naturalmente, altre variabili che potrebbero far crescere il totale, anche di molto. A esempio, più di metà degli addetti ai lavori dice che l’interesse per la voluntary è aumentato rispetto a febbraio, e ci sono clienti che si stanno facendo avanti per la prima volta solo in questi giorni. Il che non è sempre una buona notizia per i professionisti coinvolti, vista la complessità della procedura e la responsabilità che ci si assume firmando la pratica. Anzi, alcuni studi si sono dati una scadenza intermedia – venerdì prossimo o la metà del mese – dopo la quale non prenderanno nuovi incarichi (salvo l’ipotesi di proroga, ovviamente, da tutti auspicata). Altri consulenti, già oggi, filtrano le richieste accettando solo i dossier più semplici, cioè quelli con poche movimentazioni, senza implicazioni penali, in cui si può calcolare a forfait il rendimento degli investimenti, o per i quali comunque il contribuente arriva già in studio con tutte le carte sull’origine e l’impiego del denaro all’estero (ma sono casi più unici che rari).
Una delle difficoltà maggiori per chi deve preparare le domande è proprio la necessità di ricostruire – e documentare – tutta la storia dei capitali nascosti al fisco e portati oltreconfine. Ottenere estratti conto vecchi di anni dalle banche straniere non è sempre facile. E le operazioni sono complicate: c’è chi ha preparato fogli di calcolo ad hoc per determinare con il metodo Lifo le diverse plusvalenze realizzate su uno stesso portafoglio titoli.
D’altra parte, l’ultima delle quattro circolari – per un totale di 153 pagine – con cui l’agenzia delle Entrate ha risposto ai dubbi lasciati aperti dalla legge è arrivata solo il 28 agosto, una decina di giorni fa. E il decreto che ha disinnescato il rischio di raddoppio dei termini di accertamento è andato in Gazzetta Ufficiale il 18 agosto.
Non è un caso, allora, che il 90% degli operatori interpellati dal Sole 24 Ore dichiari che il tempo per completare la procedura con l’invio della documentazione è – come minimo – insufficiente. Mentre quattro professionisti su dieci ritengono che il quadro normativo non sia ancora abbastanza definito, ad esempio sul trattamento delle imposte già pagate all’estero.
In questo scenario, non è semplice (e a volte nemmeno possibile) rispondere alle due domande che, in fondo, sono le più importanti per tutti i contribuenti: «Quanto mi costa mettermi in regola?» e «Che cosa rischio se non lo faccio?». Di certo, il costo della procedura non è una variabile che lasci indifferenti i clienti, soprattutto se confrontato con quello degli scudi fiscali degli anni scorsi: in pochi casi arriva al punto da scoraggiare o impedire l’adesione alla voluntary, ma per quasi l’80% degli operatori influenza le scelte finali.
Tra chiarimenti last-minute e altre scadenze fiscali in arrivo, a partire dall’invio di Unico, non devono stupire le richieste di proroga arrivate da più parti, motivate anche dalla volontà di non tagliare fuori una parte dei potenziali interessati.
Del resto un’adesione massiccia farebbe comodo anche ai conti pubblici: la relazione tecnica ministeriale, per prudenza, ha indicato un incasso simbolico di un euro, ma non è un segreto che l’obiettivo è di alcuni miliardi. Per conoscere il risultato esatto bisognerà attendere l’esito dell’istruttoria sulle domande avviata dalle Entrate, ma nel frattempo ci si può basare sulle sensazioni degli addetti ai lavori. Quasi un professionista su due si aspetta un successo «medio», ma più del dato puntuale è utile guardare alla sua evoluzione: di fatto, rispetto alla rilevazione dello scorso febbraio, le file dei pessimisti si sono assottigliate più di quelle degli ottimisti. E questo, forse, è un segnale importante.

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