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Voluntary, istanze da riaprire

Il fisco corregge il tiro sulla voluntary disclosure. Ma il caos resta. Dovranno infatti essere riaperte molte istanze già presentate, per giustificare all’Agenzia delle entrate la non applicabilità dei rilievi penali alle annualità fiscalmente chiuse. Anche se la documentazione da produrre si riduce alla semplice situazione patrimoniale.

La proroga tecnica arrivata lunedì sera con un provvedimento (si veda ItaliaOggi di ieri) sembrava aver dato una boccata d’ossigeno agli studi impegnati nell’operazione rientro capitali, grazie ai 30 giorni in più concessi per integrare le pratiche, purché «prenotate» entro il 30 settembre. Salvo che il provvedimento stesso, di fatto integrando una norma di legge, ha messo gli studi professionali nelle condizioni di dover produrre molti documenti in più per consentire ai clienti di beneficiare dell’ombrello penale. E così si è arrivati nella giornata di ieri ad un comunicato stampa dell’Agenzia delle entrate, che ha integrato a sua volta il provvedimento che integrava una norma di legge, e che ha corretto il tiro limitando la produzione dei documenti alla situazione patrimoniale in essere a una certa data.

La questione della prescrizione. Occorre fare un passo indietro. A causa del disallineamento tra i termini di decadenza per l’accertamento tributario e quelli di prescrizione penale, l’articolo 2, comma 4 del dlgs 128/2015 ha introdotto una norma di coordinamento che consente di beneficiare della protezione penale anche per le annualità fiscalmente già chiuse.

Fino a lunedì scorso, in base al tenore della norma, la prassi professionale reputava che tale beneficio operasse quasi in automatico, a patto di indicare i capitali potenzialmente oggetto di «rischio penale» nell’istanza di disclosure. L’Agenzia delle entrate, con il provvedimento del 14 settembre, chiedeva invece di produrre «imponibili, imposte e ritenute per i quali è scaduto il termine di accertamento e correlati alle attività dichiarate». Ieri la correzione in corsa (si veda il comunicato in pagina): per potersi considerare oggetto della procedura (e quindi beneficiare della non punibilità prevista dall’articolo 5-quinquies del dl 167/1990), le somme possono risultare dalla semplice situazione patrimoniale in essere al 31 dicembre dei periodi d’imposta coinvolti e comunque non anteriori al 2008. Meno carte da produrre, ma in ogni caso pratiche da riaprire per chi intende avvalersi di questo beneficio aggiuntivo e dunque integrare il fascicolo (entro il prossimo 14 ottobre, cioè 30 giorni dalla data del provvedimento). In effetti, i professionisti sono già alle prese con una vera e propria corsa contro il tempo per riuscire a presentare le istanze ancora pendenti (che sono la maggior parte) entro la scadenza del 30 settembre 2015. E adesso dovranno comunque recuperare in tempi stretti estratti conto e contabilità bancarie per annualità remote (tipicamente il 2008 e 2009 nei casi più «semplici»). Senza considerare l’inevitabile aggravio per i contribuenti: ottenere i documenti e avere la consulenza del professionista chiamato ad aggiornare la relazione, costa.

Gli scenari. Insomma, la situazione è tale che la riapertura dei termini (si veda altro articolo in pagina) non appare un’ipotesi peregrina, soprattutto se si considera che ieri il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan ha quantificato in 27 miliardi l’importo della legge di stabilità 2016, parte dei quali provenienti da introiti una tantum. Facile pensare alla collaborazione volontaria e ad una maggiore apertura della finestra entro cui operare il rientro.

Ieri intanto il presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, Gerardo Longobardi, ha ufficialmente chiesto al ministero dell’economia una riapertura dei termini, dichiarando la categoria pronta anche a sostenere la possibilità per l’Agenzia delle entrate di disporre di un tempo maggiore per completare l’accertamento dell’anno 2010. «Siamo consapevoli», scrive Longobardi, «che una congrua proroga del termine di accesso alla voluntary determinerebbe un’eccessiva riduzione dei tempi a disposizione dell’Agenzia delle entrate per l’accertamento delle annualità in scadenza al 31/12/2015. Si potrebbe ipotizzare, per queste annualità, un’equivalente proroga dei termini per l’accertamento, applicabile nei confronti dei soli soggetti che aderissero alla procedura oltre la data del prossimo 30 settembre. In tal modo, verrebbero adeguatamente tutelati gli interessi dell’Erario, dei contribuenti e dei professionisti che assistono questi ultimi».

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