Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Voluntary, in fila per l’invio

Tributaristi, Centri di assistenza fiscale e consulenti del lavoro pronti a dare una mano sull’invio dell’istanza della voluntary disclosure. Un po’ sorpresi in verità dal riconoscimento da parte dell’Agenzia delle entrate di ricomprendere tutti gli intermediari abilitati alla trasmissione telematica.

Il riconoscimento agli intermediari tout court non è cosa scontata se si considera che proprio per la trasmissione del modello 730 precompilato sono rimasti fuori dalla possibilità proprio i tributaristi.

Accesso limitato se non escluso del tutto invece per gli avvocati. Il provvedimento della collaborazione volontaria prevede la trasmissione, infatti, solo gli intermediari abilitati alla dichiarazione dei redditi. Per gli avvocati la possibilità è dunque limitata alla considerazione del fatto se hanno o meno l’accesso a Entratel posto che non è la loro principale attività la trasmissione di documenti dichiarativi all’Agenzia delle entrate. Tanto è vero che proprio nelle istruzioni l’Agenzia ha previsto l’ipotesi che il professionista si avvalga di un soggetto terzo, intermediario e ha previsto per questa ragione una sezione apposita.

Si legge nelle istruzioni, infatti, che nel «caso di presentazione della comunicazione per il tramite di un intermediario abilitato, a tale soggetto va presentata la comunicazione originale sottoscritta dal soggetto interessato ed eventualmente dal professionista; lo stesso contribuente conserverà poi l’originale della comunicazione che gli verrà restituito dall’intermediario dopo la presentazione in via telematica e nella quale l’intermediario stesso avrà compilato il riquadro relativo all’assunzione dell’impegno alla presentazione in via telematica. L’intermediario», scrive ancora l’Agenzia, «è tenuto a consegnare al contribuente una copia della richiesta trasmessa e della ricevuta dell’Agenzia delle entrate che attesta l’avvenuta presentazione».

La situazione che si delinea non è di poco conto perché si avrebbe la situazione, a tratti paradossale, per cui un avvocato o un dottore commercialista che segue il proprio cliente nella gestione della domanda di voluntary disclosure dovrà sottoporre tutta la pratica a una rigorosa procedura antiriciclaggio, completando spesso il tutto con una segnalazione di operazione sospetta all’Uif, Ufficio italiano di informazione finanziaria, mentre l’intermediario incaricato della trasmissione potrà avvalersi dell’esenzione che la legge antiriciclaggio (legge 231/2007) prevede nel caso di invio di dichiarazione dei redditi.

All’indomani della ufficializzazione da parte dell’Agenzia delle entrate del provvedimento, del modello e delle relative istruzioni sulla voluntary disclosure potrebbero sorgere delle partnership tra studi legali e intermediari incaricati per la trasmissione.

Per Rosario De Luca, presidente della fondazione studi dei consulenti del lavoro: «Come categoria abbiamo grande attenzione per questo provvedimento cosi come per tutti quelli in materia fiscale, oltre che in materia di lavoro». De Luca poi osserva sugli adempimenti antiriciclaggio: «Nel merito osserviamo che legare le attività di assistenza a quella di obbligatoria segnalazione in materia di antiriciclaggio espone i professionisti alla possibilità di incorrere in sanzioni amministrative, ma anche in procedimenti di risarcimenti danni da parte dei clienti assistiti, qualora tali segnalazioni si rivelassero inutili e lesive dell’immagine dei destinatari». De Luca, evidenzia inoltre la necessità di un intervento chiarificatore da parte del ministero competente. «La voluntary disclosure è una sorta di pax fiscale e l’ulteriore adempimento della segnalazione non trova riscontro in ciò che è la ratio della normativa. Una segnalazione errata, o una mancata segnalazione, espone il professionista a rischi che vanno oltre la propria responsabilità tanto che tale adempimento non è nemmeno tutelato dalle polizze assicurative di responsabilità professionale».

Soddisfazione è espressa dall’Ancot, l’associazione dei tributaristi da cui osservano: «Può essere giudicato positivamente, inoltre, il fatto che sia consentita l’integrazione dell’istanza, entro il termine di 30 giorni dalla sua presentazione, con l’istanza integrativa di quella originaria.

L’occasione è opportuna per ribadire come gli intermediari siano sempre disponibili a collaborare con le istituzioni» ribadiscono dall’Ancot, «senza avere il giusto riconoscimento e spesso subendo ingiuste discriminazioni».

Roberto Falcone, presidente della Lapet (libera associazione di periti ed esperti tributari), se da un lato si aspettava il riconoscimento dell’Agenzia delle entrate dall’altro pone l’accento sulle incognite legate agli adempimenti antiriciclaggio. «L’avvocato prepara un atto regolamentando posizioni irregolari che rientrerebbero nella normativa antiriciclaggio, è a conoscenza di dati e informazioni che appartengono di regola all’antiriciclaggio, poi subentra l’intermediario che dovrà conoscere a sua volta quei dati e quelle informazioni. Sarebbe il caso» specifica Falcone, «di avere delle indicazioni sul comportamento da tenere oltre che una semplificazione della procedura».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Sono sessantasei i fascicoli di polizze infortuni in favore dei dirigenti di cui si sono perse le tr...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Questo shock senza precedenti potrebbe causare qualche vittima tra le banche». Un Ignazio Visco i...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Non sarà possibile avere il Recovery Fund in funzione dal primo gennaio 2021 e anche il Bilancio ...

Oggi sulla stampa