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Voluntary, in «cassa» 3,8 miliardi

Un gettito di 3,8 miliardi di euro al netto degli interessi. È la prima stima degli incassi della voluntary disclosure per il rimpatrio dei capitali dall’estero, resa nota ieri dal ministero dell’Economia, all’indomani della scadenza per l’invio delle domande, lunedì 30 novembre.
Nella breve nota, si legge che l’agenzia delle Entrate ha comunicato al ministero dell’Economia il gettito riferibile alle istanze presentate, che in una prima valutazione corrisponde a 3.834.306.000 euro, al netto degli interessi. «Il gettito effettivo – aggiunge il comunicato – sarà determinato all’esito dell’attività di accertamento».
Già la cifra diffusa, però, consente di stimare che gli incassi totali, in termini di imposte, interessi e sanzioni supereranno i 4 miliardi di euro: gli interessi valgono, infatti, il 3,5% per ciascun anno oggetto di emersione, ovvero di detenzione non dichiarata dei capitali all’estero. Il calcolo avviene dal saldo del primo anno per il quale il contribuente avrebbe dovuto pagare le imposte, fino all’invito al contraddittorio da parte dell’agenzia delle Entrate e quindi al versamento delle somme dovute per la voluntary diosclosure. Pur considerando che ciascun contribuente ha una situazione diversa dagli altri, in termini di anni da regolarizzare, redditi ottenuti e imposte da versare, si può comunque tentare una stima: considerando una media di quattro annualità da regolarizzare e un reddito costante, si può ipotizzare che gli interessi valgano tra il 12% e il 14% delle imposte. Su un importo di 3,8 miliardi (che però nella comunicazione del Mef sembra includere anche le sanzioni), si arriverebbe dunque ad almeno 4,2 miliardi. Una cifra che, difatto, conferma quanto riportato dal Sole 24 Ore del 29 novembre, anche con il supporto di un sondaggio su un qualificato campione di operatori coinvolti nella voluntary: dall’elaborazione delle loro risposte era emerso che gli incassi per lo Stato, con ogni probabilità, si sarebbero attestati oltre i 4 miliardi. Finora, le stime ufficiali del Governo parlavano di un gettito di 3,5 miliardi.
E proprio ieri aveva per primo parlato degli incassi della voluntary disclosure anche il sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti, partecipando alla presentazione del nuovo processo tributario telematico. Secondo Zanetti, le domande di adesione sono state oltre 100mila: è molto probabile – aveva spiegato il sottosegretario prima del comunicato del Mef – che negli ultimi giorni prima della scadenza (alla mezzanotte di lunedì 30 novembre) si sia verificata un’impennata delle istanze di adesione, come accaduto nelle ultime 48 ore prima del 30 settembre, termine iniziale per l’invio delle domande, poi prorogato.
«La voluntary disclosure – ha aggiunto Zanetti – ha avuto grande successo. Se una procedura di questo tipo, che prevede zero anonimato, facendo pagare tutte le tasse e anche una parte delle sanzioni, fosse stata proposta 10 anni fa, prima delle azioni del governo di lotta all’evasione sui paradisi fiscali, anziché 100mila e passa domande, avremmo avuto 100mila e passa sberleffi».
Come emerso anche dal sondaggio condotto dal Sole 24 Ore, i due mesi di proroga per il deposito delle domande rispetto al termine iniziale non sono stati inutili: quattro professionisti su dieci dichiarano di aver raccolto una quota supplementare di clienti compresa tra il 10 e il 30 per cento. Quanto agli importi da versare all’Erario per far riemergere i capitali illegalmente esportati all’estero, facendo la media delle risposte fornite dai professionisti, per il 60% delle pratiche la somma da versare sarà superiore a 50mila euro, e in questa fascia di contribuenti c’è anche il gruppo ristretto di chi pagherà più di 500mila euro (il 10%). Meno di un cliente su 10, invece, se la caverà con un esborso inferiore a 10mila euro. Per i professionisti che hanno partecipato al sondaggio, poi, il 75% dei capitali risiede in Svizzera.
La prossima tappa della voluntary è ora fissata al 30 dicembre: entro questa data, infatti, si potranno integrare le istanze già presentate, trasmettere la relazione di accompagnamento e la documentazione. La procedura entrerà poi nel vivo con il confronto fra i contribuenti e gli uffici delle Entrate.

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