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Voluntary, donazioni a nudo

Generosità fatale nella voluntary disclosure. Il superamento della presunzione di redditività delle attività e degli investimenti detenuti in paradisi fiscali, ai fini della voluntary disclosure, potrebbe aprire il varco a possibili accertamenti in materia di imposta sulle donazioni (dlgs 346/1990 cosiddetto Tus), qualora il contribuente adduca che le consistenze estere siano frutto di liberalità indirette. L’art. 12 del dl 78/2009 ha introdotto la presunzione relativa di redditività delle attività detenute in paesi Black list in violazione delle norme sul monitoraggio fiscale. Qualora il contribuente non provi che i suoi possedimenti stranieri non siano frutto di redditi illegittimamente sottratti a tassazione in Italia, l’Agenzia delle entrate procede a recuperare a tassazione ai fini reddituali tali ammontari, usufruendo del raddoppio degli ordinari termini di accertamento e di irrogazione sanzioni, e applicando in misura raddoppiata le sanzioni per infedele/omessa dichiarazione dei redditi. Ai fini della voluntary disclosure il contribuente, che desideri regolarizzare le attività detenute in paradisi fiscali, per evitare di incorrere nella presunzione di redditività di cui all’art. 12 dl 78/2009 e al conseguente raddoppio dei termini e delle sanzioni dichiarative, sarà tenuto a fornire all’amministrazione dei giustificativi atti a dimostrare che le consistenze finanziarie non derivino da redditi sottratti a tassazione. Qualora, tuttavia il contribuente dichiari all’amministrazione che le consistenze estere traggano origine da disposizioni gratuite a suo favore, questa potrà procedere all’accertamento (entro i medesimi termini previsti per l’accertamento dell’imposta di registro ex art. 60 Tus) dell’imposta di donazione sulle liberalità indirette ai sensi dell’art. 56-bis del Tus. Le liberalità indirette sono tutti quegli atti di disposizione mediante i quali viene indirettamente raggiunto lo stesso effetto (arricchimento del donatario e correlato depauperamento del donante) della donazione tipica ex art. 769 c.c., senza però la forma solenne dell’atto pubblico. Per esempio, «costituisce donazione indiretta la cointestazione, con firma e disponibilità disgiunte, di una somma di danaro depositata presso un istituto di credito, qualora la detta somma, all’atto della cointestazione, risulti essere appartenuta a uno solo dei cointestatari», in quanto «con il mezzo del contratto di deposito bancario, si realizza l’arricchimento senza corrispettivo dell’altro cointestatario» (Cass. 3499/1999). Tali atti di liberalità rientrano, al pari delle donazioni tipiche, nell’alveo di applicazione dell’imposta sulle donazioni. Il legislatore, in particolare, ha attribuito all’amministrazione finanziaria il potere di accertare e pretendere il pagamento dell’imposta sulle donazioni in relazione alle liberalità indirette «esclusivamente in presenza di entrambe le seguenti condizioni: a) quando l’esistenza [della liberalità] risulti da dichiarazioni rese dall’interessato nell’ambito di procedimenti diretti all’accertamento di tributi; b) quando le liberalità abbiano determinato, da sole o unitamente a quelle già effettuate nei confronti del medesimo beneficiario, un incremento patrimoniale superiore all’importo di £ 350 milioni [ 180.760]» (art. 56-bis c. 1 Tus). Alle liberalità accertate l’Ufficio «applica l’aliquota del 7%, da calcolare sulla parte dell’incremento patrimoniale che supera» l’indicata franchigia (art. 56-bis c. 2 Tus). Orbene, la dichiarazione resa nell’ambito della procedura di voluntary disclosure per superare la presunzione di redditività di cui all’art. 12 del dl 78/2009 circa la costituzione delle attività finanziarie estere mediante liberalità, è da ricomprendere tra le dichiarazioni rese dal contribuente che legittimano l’amministrazione ad accertare l’imposta sulle donazioni, qualora la liberalità indiretta superi la franchigia di 180.760.

Si segnala, per quanto riguarda la franchigia delle liberalità indirette al di sopra della quale l’Agenzia può emettere l’accertamento, che parte della dottrina sostiene che l’Ufficio potrebbe accertare l’imposta sulle donazioni nei casi in cui le liberalità indirette siano di ammontare superiore alle franchigie previste dalla legge che nel 2006 ha reintrodotto l’imposta sulle successioni e donazioni (art. 2 c. 47 e ss dl 262/2006: 1 mio per donazioni a favore del coniuge e dei parenti in linea retta; 100 mila per le donazioni a favore dei fratelli e sorelle; 1,5 mio se il beneficiario è una persona portatrice di handicap) e non al minor importo ancora oggi indicato nell’art. 56-bis.

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