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Voluntary disclosure, vantaggi «equi»

Anche alle istanze di voluntary disclosure formulate anteriormente all’entrata in vigore della legge 186/2014 non si applica il raddoppio dei termini per l’accertamento e la misura delle sanzioni deve essere parametrata con riguardo alla legge più favorevole sopravvenuta. A esprimere questi principi di diritto sono state due sentenze di merito, depositate a pochi giorni di distanza l’una dall’altra, e cioè la Ctp Genova n. 1110/13/2016 depositata il 5 maggio 2016 e la Ctp Mantova n. 100/02/2016 depositata il 13 maggio 2016.
L’agenzia delle Entrate aveva notificato alcuni avvisi di accertamento e atti di irrogazione delle sanzioni a seguito di istanze di collaborazione volontaria depositate dai contribuenti in epoca precedente la vigenza della legge 186/2014, e cioè nel corso dell’anno 2014, sanzionandoli anche per gli anni precedenti la scadenza dei termini ordinari ai sensi dell’articolo 12, comma 2-bis, Dl 78/2009. I provvedimenti venivano impugnati eccependo, oltre alla irretroattività della norma da ultimo citata, anche la sua inapplicabilità in forza dell’articolo 5-quater, comma 4, Dl 167/1990, così come introdotto dalla legge n. 186/2014, norma che, essendo intervenuta a disciplinare la medesima disciplina nelle more del procedimento di accertamento, doveva trovare applicazione in virtù del principio tempus regit actum. Quanto alla misura delle sanzioni, inoltre, veniva invocato il principio del favor rei.
I giudici del merito, in entrambi i casi, hanno accolto le domande dei contribuenti, annullando i provvedimenti relativi agli anni non più accertabili e mandando all’Agenzia di rideterminare le sanzioni rispetto a quelli accertabili.
In particolare il giudice mantovano osserva come la legge 186/2014, essendo intervenuta prima dell’emanazione degli atti impugnati, abbia «chiaramente escluso la possibilità di applicare il raddoppio dei termini nei casi in cui il ricorrente volontariamente disveli il patrimonio detenuto all’estero in Paesi che, entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore, sottoscrivano accordi con l’Italia (fatto pacificamente avvenuto per la Svizzera) e che, nel contempo, rilasci all’intermediario estero autorizzazione a trasmettere alle autorità finanziarie italiane tutti i dati concernenti le attività oggetto di collaborazione volontaria (il ricorrente lo ha fatto e ne ha dato tempestiva notizia alla amministrazione finanziaria)».
Dunque ove il contribuente abbia adempiuto agli obblighi previsti dalla legge, anche se la sua istanza era stata presentata prima dell’entrata in vigore della stessa, può legittimamente invocare l’applicazione delle disposizioni premiali. Ciò nonostante il fatto che l’Agenzia, con la circolare n. 27/E/2015, avesse espressamente negato la disapplicazione del raddoppio dei termini prevista alle istanze di collaborazione volontaria pervenute prima della entrata in vigore della legge 186/2014.
Le pronunce hanno notevole rilevanza dal punto di vista dottrinale in quanto accolgono implicitamente l’idea per cui la collaborazione volontaria costituisca un unico istituto, regolato dapprima solamente dalla prassi e dalla circolare n. 38/E/2013 e in seguito disciplinato da mirati interventi legislativi (prima il Dl 4/2014, non convertito, e dopo la legge 186/2014).

Alessandro Massa

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