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Voluntary disclosure, istanza di emersione a doppio taglio

Con l’approvazione definitiva della nuova norma sul raddoppio dei termini, l’adesione alla voluntary diventerà certamente più conveniente ma in alcuni casi occorrerà verificare che la domanda di collaborazione non diventi una autodenuncia di alcuni reati tributari ancora punibili. È questa una delle conseguenze che potrebbero verificarsi in ipotesi di adesione alla collaborazione volontaria per violazioni che costituiscono reato tributario.
Uno degli aspetti critici che ad oggi rendono incerto e scarsamente conveniente l’adesione al rientro dei capitali concerne i casi in cui le somme da far emergere siano frutto di evasioni costituenti reato tributario.
In tali ipotesi, infatti, con la vigente normativa è operante il raddoppio dei termini e quindi il contribuente dovrebbe versare le imposte e le sanzioni (ridotte) relative a periodi ritenuti accertabili. In altre parole, salvo i casi di omessa presentazione della dichiarazione, vi rientrano il periodo di imposta 2006 e i successivi.
Ne consegue, ad esempio, che versamenti su conti esteri avvenuti nel periodo 2006/2009 di importi tali da far ipotizzare un reato tributario (in quegli anni la soglia penale era rappresentata da 103.000 euro e 77.000 euro circa di imposta evasa, rispettivamente per i reati di dichiarazione infedele e dichiarazione fraudolenta), ad oggi verrebbero ripresi a tassazione e sanzionati (in misura ridotta) a seguito dell’adesione alla voluntary.
Una volta approvato il decreto sulla certezza del diritto, l’amministrazione potrà beneficiare del raddoppio dei termini di accertamento solo se sia stata presentata la notizia di reato alla Procura entro la decadenza ordinaria (quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione ovvero entro quinto in caso di dichiarazione omessa). Ne consegue che se l’amministrazione non ha già comunicato la notizia di reato alla Procura della Repubblica, non potrà più accertare i periodi di imposta dal 2006 al 2009.
L’approvazione del decreto rende più conveniente la voluntary: il contribuente dovrà limitarsi a regolarizzare i periodi di imposta dal 2010 in poi, non operando il raddoppio dei termini in assenza dell’invio tempestivo della notizia di reato.
A fronte di tale convenienza occorre verificare eventuali risvolti penali tenendo presente che i reati tributari non denunciati entro i termini ordinari e commessi nel 2008 e 2009 (pur non suscettibili in futuro di generare il raddoppio dei termini di accertamento) si prescrivono entro 6 anni dalla loro commissione (presentazione della dichiarazione) ovvero entro sette anni e mezzo in ipotesi di interruzione (Pvc, accertamenti).
Si pensi ad esempio a somme trasferite su conti esteri nel 2009 di importo tale da integrare un reato tributario e detenute negli anni successivi. Il contribuente (con le nuove regole) potrà fare la discosure per i periodi dal 2010 in avanti. Tuttavia, nella relazione ovvero in sede di contraddittorio dovrà spiegare la provenienza delle somme e una volta reso noto all’ufficio che sono riconducibili al 2009, questo ultimo, trattandosi di un anno non prescritto ai fini penali, è tenuto ad inviare la notizia di reato. Ne consegue che quel contribuente si sarà di fatto autodenunciato.
Dinanzi a tale rischio, potrebbe risultare utile regolarizzare la propria posizione in prossimità della scadenza in modo da sperare nell’intervento della prescrizione o sarebbe auspicabile l’introduzione di una specifica causa di non punibilità, anche perché, se entro i sei anni alla commissione del reato dovesse intervenire un atto impositivo dell’ufficio, i termini prescrizionali passano a sette anni e mezzo e quindi la probabilità di dover affrontare almeno il giudizio penale di primo grado è abbastanza elevata.
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