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Voluntary Disclosure: I bilanci sono da regolarizzare

Voluntary disclosure nazionale con buco legislativo sulla regolarizzazione delle scritture contabili per i soggetti titolari di reddito di impresa. Ciò comporta l’onere non trascurabile di valutare come intervenire sulle scritture contabili posto che la legge 186/2014 ha del tutto trascurato di considerare tale rilevante profilo, a dispetto di quasi un anno di gestazione normativa. Quest’ultima ha subito diversi ritocchi il più significativo dei quali ha riguardato la collaborazione volontaria nazionale con l’estensione dell’accessibilità alla procedura anche a coloro i quali pur non avendo violato la normativa sul monitoraggio fiscale avessero posto in essere violazioni dichiarative in Italia. Detta estensione pur pregevole in termini di eliminazione della potenziale discriminazione che ne sarebbe altrimenti occorsa, pone innanzi a criticità particolarmente delicate e allo stato irrisolte. E dire che sarebbe probabilmente bastato riproporre quanto opportunamente disposto in sede di condono fiscale nel 2002. Invero, si ricorderà che a mente dell’art. 14 della legge 289/2002 era stata consentita la regolarizzazione delle scritture contabili (anche con riferimento alle dichiarazioni integrative di cui all’art. 8) rimuovendo i limiti di natura civilistica e penale, con anche l’esclusione da punibilità di una serie di reati societari per l’appunto dimenticati nell’ambito della collaborazione volontaria, e più tipicamente di quella nazionale. Si pensi ad esempio al caso della Alfa spa che nel corso degli anni abbia operato vendite non contabilizzate, così generando e accrescendo le disponibilità accreditate su di un conto corrente acceso all’estero (costituente il fondo societario non contabilizzato). La Alfa spa ha nel 2015 aderito alla collaborazione volontaria nazionale onde regolarizzare le proprie violazioni dichiarative, muovendo dal presupposto che fosse dimensionabile e attenuabile l’impatto fiscale e penal-tributario della sanatoria. Ebbene i nodi vengono ora al pettine: ovviamente i bilanci della Alfa spa non risultano in linea con i principi invocati dal codice civile in termini di verità e correttezza essendo perciò viziati, in senso sostanziale a causa del fatto che il bilancio è falso in senso proprio in quanto ciò che viene esposto non risponde al vero. Ad esempio, è stata affermata la nullità del bilancio anche per la mancata iscrizione di fondi esistenti. Cosa occorre quindi fare? Autodenunciarsi provvedendo a redigere nuovamente i bilanci degli esercizi considerati (quanto meno quelli non prescritti), riformulando i progetti di bilancio, riapprovandoli e depositandoli nuovamente quali bilanci di rettifica? È innegabile che in tal caso ricorra ad esempio la sanzionabilità di quanto disposto (ante modifiche del 2015) dall’art.2621 cc in materia di false comunicazioni sociali anche nel caso in cui chi abbia tratto un beneficio sia stata la società stessa. Invero trattasi di reato di pericolo che come tale sarebbe procedibile d’ufficio, con la continuazione del reato e gli aggravi che in astratto ne deriverebbero, salvo confidare nell’attivazione del paracadute di quanto introdotto mediante il dlgs 28/2015 che potrebbe consentire la non punibilità per la particolare tenuità dell’offesa, da contestualizzare nell’ambito della procedura di collaborazione volontaria. Sia la normativa sul condono fiscale del 2002 che quella sullo scudo del 2009 hanno puntualmente escluso da punibilità i reati societari di cui agli art. 2621, 2622 e 2623 cc. Intervenire sulla regolarizzazione delle scritture contabili si rende assolutamente necessario per eliminare i vizi del bilancio. In tal senso andranno contabilizzate, tra l’altro, le eventuali variazioni di magazzino, la sopravvenienza attiva sottesa ai maggiori imponibili, la creazione o l’incremento del fondo imposte per i debiti tributari di cui ai periodi di imposta fiscalmente rilevanti nella Vd, la puntuale indicazione dell’accesso alla regolarizzazione nella nota integrativa e via discorrendo. Urge quindi porre una sistemazione a una svista non conferente con la tutela della buona fede di coloro i quali hanno ritenuto di aderire alla sanatoria confidando che ponendo rimedio alla condotta anti-giuridica tenuta potessero essere sanati anche reati di minor rilevanza di quella sussumibile nel riciclaggio ovvero nell’autoriciclaggio, in quanto questi ultimi dal legislatore nell’ambito della procedura espunti da punibilità. Spetterà probabilmente pure all’Autorità giudiziaria, all’atto dell’assunzione dei dossier sulle proprie scrivanie, tener conto di tale incongruenza legislativa, esaltata dall’esigenza di porre sistemazione alle variazioni di elementi attivi o passivi connessi ai maggiori imponibili o alle minori perdite di cui ai periodi di imposta oggetto di definizione.

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