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Voluntary disclosure ampia

La Voluntary disclosure a portata ampia. Se c’è l’avviso di accertamento su degli attivi esteri che, in questo caso, bloccherebbe l’accesso alla procedura di regolarizzazione, sarà possibile attraverso il ravvedimento lungo salvare, come si suol dire, capre e cavoli. E cioè regolarizzare quell’annualità e avere in questo modo una rimozione della causa ostativa accedendo alla regolarizzazione dei capitali. Non solo. Per quanto riguarda il reato di esibizione di atti falsi per reticenza dolosa anche ai fini della voluntary disclosure. Una voluntary disclosure internazionale che assorbe anche quella interna sebbene questo principio emerga già dalle istruzioni emesse dall’Agenzia delle entrate.

Sono questi alcuni dei chiarimenti sulla collaborazione volontaria che arrivano direttamente da Antonio Martino della direzione centrale accertamento dell’Agenzia delle entrate forniti ieri in un convegno oltre confine a Lugano organizzato da Pwc, network di revisione, di advisory, legali e fiscali e UnioneFiduciaria.

Nel corso del convegno poi l’amministrazione finanziaria ha avuto modo di precisare che nel caso del commercialista del contribuente indagato per reato fiscale proprio, non è inibito l’accesso alla voluntary disclosure da parte del cliente a meno che quest’ultimo non sia indagato per reato fiscale connesso a quello commesso da professionisti.

Un altro punto toccato nell’intervento ha riguardato i conti intestati a società interposte: la localizzazione delle società per esempio una panamense rientra nei rapporti con il fisco panamense o svizzero? In questo caso cambia la sostanza in quanto la Svizzera sta facendo accordo in ottica voluntary disclosure mentre Panama no. E l’Agenzia valuterà con attenzione questi casi alla luce anche dei nuovi accordi Italia-Svizzera.

Occhi puntati sulla nuova legge sui servizi finanziari Svizzeri che sarà comunque pienamente operativa a far data dal 2016. In questo caso infatti nell’accettare i valori patrimoniali l’istituto finanziario esamina se esiste un rischio elevato che i valori patrimoniali in violazione dell’obbligo fiscale non saranno dichiarati. Alla fine del percorso di verifica l’istituto finanziari elvetico può rinunciare all’esame del rispetto dell’obbligo fiscale se il cliente è imponibile in uno stato con cui la Svizzera ha concluso un accordo sullo scambio automatico di informazioni in materia fiscale.

Dunque se la banca svizzera presume che i valori patrimoniali offertigli o investiti non sono o non saranno dichiarati o rifiuta di accettare i valori patrimoniali in questione o se si tratta di clienti già acquisiti scioglie la relazione se il cliente non riesce a comprovare che i valori patrimoniali già investiti sono dichiarati legalmente e la regolarizzazione della situazione dal punto di vista del fisco non gli causerebbe svantaggi insostenibili.

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